di Ugo Dotti
L’ERNESTO, numero 2 del 2010
Marx XXI
recensione a Guido Oldrini, Gyorgy Lukàcs e i problemi del marxismo del Novecento
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1989, caduta del muro di Berlino; 1991, dissoluzione dell’Unione Sovietica: questi eventi che hanno segnato la crisi del comunismo realizzato e di cui non è ancora ben chiaro quali saranno gli effetti e gli sviluppi, comporteranno anche la crisi, definitiva e irrevocabile, del pensiero e della cultura marxista? La storia che stiamo vivendo ci obbliga ad accantonare, come superato e infondato, tutto quel complesso di idee e di interpretazioni del reale che, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, si è venuto arricchendo e ampliando nel corso del cosiddetto secolo breve? Scontata, naturalmente, la risposta fornita dai diversi nemici del comunismo, ossia dagli economisti apologeti della globalizzazione (nelle sue forme attuali) e del libero mercato. Ma forse le prospettive cambiano se ci si confronta criticamente, senza indulgere a conformismi o mode, con i grandi teorici che hanno proseguito e approfondito l’opera di Marx ed Engels misurandola, come era doveroso e richiesto dai fondamenti stessi di quell’opera, con lo svolgersi degli accadimenti storici. Ad esempio con il lavoro intellettuale di György Lukács, di cui Guido Oldrini – il noto storico della filosofia che si è particolarmente occupato della circolazione delle idee di Hegel in Italia – ci offre ora un’ampia e documentatissima monografia critica. E in effetti l’opera di Lukács (che si distende lungo tutto l’arco del secolo passato) si rivela, al tempo stesso, come coerente e omogenea e, insieme, come oscillante tra posizioni diverse e ripensamenti. In proposito Oldrini ne parla come di un costante “va e vieni” e questo perché, pur presentando continuità metodologica e fermezza di principi, non diviene mai dogmatismo acritico. Il teorico e il militante sono costantemente in relazione tra loro e la coscienza di tale relazione è fattore fondante dei passaggi teorici. Oldrini pertanto respinge certe critiche all’idealismo di Storia e coscienza di classe o al presunto ‘stalinismo’ di formulazioni più tarde. Centrale piuttosto, nella vita e nella storia intellettuale del filosofo ungherese, è la svolta degli anni Trenta, quando a Mosca egli approdò a un marxismo consapevole e maturo e al confronto con quei classici della filosofia che gli fornirono gli strumenti per un’interpretazione del mondo da allora non più abbandonata. Strumenti grazie ai quali egli potrà affrontare i suoi temi più cari, quali quelli relativi all’estetica, per i quali ancora, in Marx o Engels, non erano che pochi spunti. La sua grande Estetica sarà anzi il risultato prezioso di questo approfondimento, frutto di un lungo confronto con la categoria del “realismo” e con l’estetica hegeliana dialetticamente superata nel suo impianto idealistico – oltre che naturalmente con lo studio di quei testi letterari che esemplificano il realismo, che Lukács ben distingue dal naturalismo e che contrappone alle cosiddette avanguardie artistiche. L’opera del critico letterario è comunque parte integrante della ricerca di una teoria generale dell’arte e, se alcuni giudizi su singoli autori possono essere rimessi utilmente in discussione, rimane pur sempre il riconoscimento di un impianto altamente significativo e, in ogni caso, uno dei maggiori contributi filosofici dati al tema. L’estetica lukacsiana non è infatti irrelata con le altre opere sue quali l’Ontologia e la non compiuta Etica; e ciò a riprova dell’impianto sistematico del suo pensiero, sistematico pur essendo le categorie che lo compongono soggette a continui aggiustamenti e tutt’altro che rigide astrazioni ma, appunto, strumenti operativamente dialettici. Come Gramsci del resto, Lukács ha approfondito lo studio della sovrastruttura e ha mostrato come essa vada via via rapportata ai movimenti della realtà e al tema della finalità della storia umana. Ha anzi sviluppato questo processo per un tempo assai più lungo di quanto avesse potuto fare il nostro rivoluzionario sardo, avendo potuto vivere da vicino e partecipare a eventi cruciali della storia europea. Tutti i suoi lavori convergono comunque nel senso della ricerca del senso e del fine della storia dell’uomo e, in proposito, non si potranno dimenticare né La distruzione della ragione né Il giovane Hegel, se non altro per l’apporto che forniscono a qualsiasi seria discussione su quel senso dello storicismo materialistico che per Lukács non può essere soltanto una posizione teorica, ma una militanza (almeno sin quando il capitalismo, nella sua conquista del mondo, continuerà a produrre contraddizioni non da esso risolubili). In breve: mentre il minuzioso esame condotto dall’Oldrini sull’opera del filosofo ungherese mostra come quest’ultimo, senza pronunciare abiure, abbia saputo modificare e correggere certe sue precedenti posizioni, richiama dall’altro la perenne attualità, pur nel doveroso adattamento alle circostanze formalmente nuove e imprevedibili, di un marxismo critico e non dogmatico. In altre parole: veramente dialettico.

* Docente ordinario di Letteratura italiana all’Università di Perugia

INDICE

SEZIONE PRIMA – L’ITINERARIO GIOVANILE DI LUKÁCS DALLA CULTURA BORGHESE
AL MARXISMO

I. La cultura mitteleuropea nell’età dell’imperialismo

1. Presupposti e implicazioni della crisi postquarantottesca
2. L’orizzonte ideologico dell’imperialismo
3. Dalla “tragedia della cultura” alla tragedia bellica
4. Imperialismo ideologico côté Ungheria

II. Scorsa sulla esperienza giovanile premarxista di Lukács

1. Tra Budapest e Berlino: il periodo saggistico
2. Metafisica della forma
3. L’operosità estetica di Heidelberg
4. Al tramonto di un’epoca

III. Dopo l’Ottobre: il Lukács protomarxista

1. L’adesione/conversione di Lukács al comunismo
2. In esilio a Vienna: il marxismo di Storia e coscienza di classe
3. La congiuntura della “stabilizzazione relativa”

SEZIONE SECONDA – LA SVOLTA DEL ‘30 E LE SUE CONSEGUENZE

IV. Le basi teoretiche del Lukács della maturità

1. Sfondo ambientale e vicende dell’attività di Lukács a Mosca
2. La svolta del ‘30: a) oltre gli schemi del marxismo hegelianizzato
3. La svolta del ‘30: b) oltre il marxismo della II Internazionale
4. Conseguenze e prospettive della svolta

V. Lukács critico e storico della letteratura

1. La letteratura alla luce della teoria del realismo
2. Nuovi studi su Goethe e i suoi nessi con Hegel
3. Una critica a dimensione storiografica
4. Sulla questione formale del contrasto tra realismo e avanguardia

VI. In vista di una sistematica marxista

1. Ungheria post-1945: Repubblica popolare e “democrazia di nuovo tipo”
2. Dinamiche della riproduzione allargata
3. Lo strumentario concettuale del marxismo e le sue categorie portanti

SEZIONE TERZA – IL MARXISMO “SISTEMATICO” DELLA TARDA MATURITÀ DI LUKÁCS

VII. I principi della grande «Estetica»

1. Continuità e discontinuità estetica con il passato
2. Il sostrato ontologico della grande «Estetica»
3. Il per-sé specifico dell’arte e le sue funzioni
4. Lukács e Hegel: due estetiche a confronto

VIII. Genesi , impianto e problemi dell’«Ontologia dell’essere sociale»

1. Premesse storico-genetiche
2. La realtà come «complesso di complessi dinamici»
3. Dall’essere reale all’ideale e all’ideologia
4. Implicazioni e arricchimenti del marxismo nell’Ontologia

IX. La via marxista all’etica

1. Il retroscena etico della maturazione di Lukács
2. Fonti e reperti di un’etica ontologica
3. Sulla teoria e il ruolo dell’etica secondo l’ontologia marxista
4. La via marxista al concetto di persona

SEZIONE QUARTA – LUKÁCS NEL QUADRO DELLA CULTURA DEL NOVECENTO

X. Lukács uomo e filosofo: diagnosi dei tratti della sua figura di studioso

1. Una vita per lo studio
2. Lo studioso al lavoro
3. Adempienze e inadempienze del lavoro dello studioso
4. Inadempienze in tema di linguaggio filmico

XI. La forma culturale della militanza di Lukács

1. Lukács come intellettuale militante
2. Militanza e conflittualità dei rapporti intellettuali
3. La lotta di classe nella cultura

XII. Problemi storici e critici del socialismo

1. La rivoluzione d’Ottobre e i suoi riflessi sulla filosofia e la cultura
2. Alle prese con l’esperienza, i nodi critici e le impasse dello stalinismo
3. Principi di democrazia socialista

XIII. L’eredità di un insegnamento

1. Come rapportarsi in concreto al patrimonio intellettuale di Lukács
2. Caratteristiche e potenzialità del retaggio
3. I compiti dell’intellettualità marxista

Scritto da Ugo Dotti* – L’ERNESTO, numero 2 del 2010

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