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Vera artesaggico, per György Lukács, è quella «che ritrae interamente l’uomo, l’uomo totale nella totalità del mondo sociale», arte che ebbe il suo mezzo d’espressione più adeguato nel romanzo realista ottocentesco, e i grandi modelli in Balzac e in Tolstoj. Appunto a Balzac e a Tolstoj sono dedicati in questo volume gli studi più approfonditi. La grande via balzachiana e stendhaliana del realismo francese non viene però continuata, secondo Lukács, né da Zola (cui egli dedica un saggio assai severo) né da Flaubert (con i cui ideali estetici Lukács è in continua polemica), bensì dalla narrativa russa. Dopo un saggio dedicato al pensiero critico democratico russo (Belinskij, Černyševskij, Dobroljubov) che prepararono e accompagnarono la grande fioritura narrativa realista, Lukács studia a fondo l’opera di Tolstoj e il suo significato sociale e umano. Particolare interesse hanno il suo saggio su Dostoevskij, dove la grande arte del romanziere viene valutata da un punto di vista razionale e storico, e quello su Gor’kij, come fondatore del nuovo realismo socialista.

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