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iicoL’ideologia di destra e nazionalsocialista, il problema dell’irrazionalismo, il rapporto intellettuali-fascismo sono i principali temi di questi scritti lukacsiani, inediti o poco noti, dei primi anni ’30. Lukács prende posizione critica sugli esponenti di tutte le più diffuse tendenze filosofiche e letterarie di questo periodo: Jünger, Rosenberg, Rathenau, Baümler, Bartels, Schauwecker; discute di scrittori come Musil, si confronta con Bloch. Ne emerge un Luckás inedito che fa meglio comprendere anche quello, più noto, dell’estetica e della critica letteraria. Nell’Introduzione, Vittoria Franco ricostruisce questo momento del pensiero di Lukács evidenziando gli elementi teorici che definiscono la «svolta» ontologica del 1930 come un «nuovo inizio» in tutti i campi della sua indagine. E rileva come proprio questi nuovi elementi teorici acquisiti inducano Lukács ad avviare la riflessione sulla storia e sulla cultura della Germania su basi completamente diverse rispetto all’ortodossia ufficiale della III Internazionale comunista e alle tendenze culturali predominanti. Viene così illuminata anche la genesi di un’opera tanto discussa come La distruzione della ragione che, nelle linee fondamentali, nasce in questo periodo. Si scopre che proprio negli anni dello stalinismo Lukács era impegnato a costruire, sia pure faticosamente, una sua autonoma e originale posizione filosofica e politica oltre che estetica. Egli cominciava a pensare in termini nuovi il rapporto, inscindibile, fra democrazia e socialismo e poneva le basi filosofiche delle sue ultime maggiori opere: l’Estetica e l’Ontologia dell’essere sociale.

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