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di Michele Sità

[Questo brano è tratto da un saggio più ampio dedicato alla ricezione di Croce in Ungheria, leggibile per in intero qui]

Tra i vari pensatori ungheresi anche György Lukács, che in Italia è il filosofo ungherese più conosciuto, si è occupato di Croce. Nel 1915 scrive una recensione di Teoria e storia della storiografia, ma anche in uno dei suoi testi più interessanti, La distruzione della ragione, parla di Croce in maniera molto critica definendolo un irrazionalista. Secondo Lukács vi era in Croce una imperdonabile confusione tra lo spirito oggettivo e lo spirito assoluto, ma tra i due vi sono anche dei punti di contatto. A farceli notare è Kelemen che, oltre ad essersi occupato di diverse questioni inerenti al pensiero di Croce, ha organizzato vari convegni su tematiche crociane. Ciò che i due pare abbiano in comune riguarda, ancora una volta, la teoria estetica: intellettuale-logica; entrambi apprezzano in modo analogo La critica del giudizio [27]. Secondo Kelemen sia Lukács che Croce hanno mostrato in maniera chiara l’inevitabile contrasto tra la forma estetica, che è qualcosa di universale, e l’opera d’arte nella sua individualità, solo in tal modo si può delineare un approccio serio verso la sfera artistica. Vi è tra i due, tuttavia, una differenza sostanziale: per Croce <della filosofia dello spirito; in Lukács, essa è una sfera di valore assolutamente autonoma, che non può essere ridotta a nient’altro, e dalla quale nient’altro può essere dedotto [28]. Per quanto riguarda invece l’identificazione crociana della filosofia con la storia, Lukács esprime alcune riserve, a volte sembra quasi che egli la consideri un passo indietro rispetto alle concezioni storiche che fino a quel momento erano state elaborate. In altre parole è come se la storia ne uscisse sconfitta e dovesse limitare o condividere il suo campo di ricerca con un’altra disciplina, la filosofia, che sconfina in maniera ingiustificata nel mondo dei fatti.
Come osserva István M. Fehér in un interessante saggio sulle sorti del pensiero crociano in Ungheria, quando Croce definisce il progresso – un termine chiave della sua teoria – come passaggio dal “bene” al “meglio”, respingendo la contrapposizione del bene e del male, tale operazione, a parere di Lukács, appare come propria di una “metafisica panlogistica-dommatica”, in grado bensì di costituire il filo conduttore di una filosofia della storia, ma non il principio della scienza storica, la
quale ultima è, e rimane, una scienza empirica […] Quella del Croce, sostiene Lukács, è conseguentemente solo una metafisica più fine, più raffinata e sottile, più “pallida” e svuotata di ogni contenuto rispetto alle precedenti, ma non meno dogmatica [29].
Il bene e il male per Lukács rimangono in contrapposizione, tuttavia pare che a volte la vita, l’arte e la storia si intersechino tra loro e tentino di confondere le idee. Può quindi capitare che Lukács, ripensando agli eventi della propria vita, si chieda quel che rimarrà del passato, che cosa ne sarà delle proprie personali esperienze. Tuttavia il discorso può ben essere ampliato ed abbandonare, pur se in modo apparente e provvisorio, la sfera personale, in particolare tenendo conto che Lukács, nell’approccio agli altri pensatori, amava vederne la continuità dialettica, cercava di riscoprirne, in altre parole, una parte “giovane” ed una “vecchia”, come in un cammino naturale, laddove il Croce, di contro, a detta dello stesso filosofo ungherese, pareva fossilizzarsi, come aveva fatto per Hegel, nel desiderio di mostrare ciò che di un filosofo era “vivo” e ciò che, al contrario, risultava ormai “morto” e privo di vita [30].
L’incontro-scontro tra il pensiero di Croce e quello di Lukács presenta indubbiamente dei risvolti interessanti, le loro riflessioni si sono più volte sfiorate, alimentate, influenzate, dando vita ad un dialogo ancora aperto e dibattuto.

[27] J. Kelemen, Due critici ungheresi di Croce: Fülep e Lukács, in Il veltro, Rivista della civiltà italiana, 1-2 Anno XXXVII – gennaio-aprile 1993, p. 134.
[28] Ivi, p. 135.
[29] I. Fehér, Il pensiero crociano in Ungheria, in Rivista di studi crociani, Anno XIX – Fascicolo I, Napoli, gennaio.marzo 1982, p. 17.
[30] Si ricordino qui almeno due titoli: il testo di Lukács Il giovane Hegel e i problemi della società capitalistica, (vol. II°, Einaudi Editore, Torino, 1975) e il saggio di Croce su Ciò che è vivo e ciò che è morto della filosofia di Hegel (in B. Croce, Saggio sullo Hegel, Bibliopolis, Napoli 2006, p. 9-145).

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