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di C. Stroppa

«Studi di Sociologia», Anno 2, Fasc. 4 (Ottobre-Dicembre 1964), pp. 415-417.

Per comprendere l’opera di Lukács bisogna aver innanzitutto presente il significato che l’A. attribuisce al termine «sociologia della letteratura»: viene sempre usato in senso critico, cioè come scienza che «analizza le relazioni funzionali tra la letteratura e i processi economico-sociali nel quadro della filosofia marxista della storia».

Il marxismo tende a considerare la sociologia come una scienza «borghese», valutazione valida anche per quei settori come la sociologia della cultura, del sapere, della religione, dell’arte e della letteratura, su cui si è estrinsecata in particolar modo l’influenza del pensiero di Marx e dei vuoi seguaci. Nell’ambito del materialismo storico e dialettico si è venuta a sviluppare nell’est europeo una teoria della letteratura nota sotto il concetto di «realismo socialista». Questa teoria scaturisce da un complesso di problematiche di tipo sociologico, sia teoriche che empiriche, ed assume il significato di contributo alla creazione di una estetica marxista-leninista. Proprio per chiarire questo tipo di discorso, che esige d’altra parto uno sviluppo in sede più appropriato, sono stati prescelti per questa raccolta, edita in Italia da Sugar, una trentina di saggi tratti da opere di carattere storico-critico, storico-filosofico e teoretico-metodologico, tralasciando invece quelli inerenti alla filosofia della storia e atta filosofia della politica; temporalmente abbracciano un periodo di oltre quarantanni e mirano a sottolineare una unità e compiutezza di produzione attraverso un’evidenziazione delle diverse tappe creative.

Si è proceduto ad una divisione in due sezioni: Parte 1: Presupposti metodologici per la fondazione di una sociologia della letteratura; Parte II: Interpretazioni storico-sociologiche di testi letterari; i testi si susseguono in ordine cronologico e rivelano quel tipico pronunciato interesse per il «metodo» («il metodo dialettico di Marx, ritenuto il metodo giusto per la conoscenza della società e della storia») che da un punto di vista formale è la caratteristica essenziale che tiene insieme come un tutto unitario l’intera opera di Lukács. Già nel suo saggio Per una sociologia del dramma moderno i sociologi hanno visto Lukács come un esempio di «sociologo marxista del sapere», ancora più radicale del primo Mannheim; in questa opera si evidenzia un forte tentativo di trattare un complesso di questioni direttamente attinenti al problema della fondazione di una sociologia sistematica e storico-empirica, con una esclusione degli a priori storico-filosofici. Per afferrare questi problemi di fondo e apprezzare lo specifico contributo lukacsiano è necessario tener presente la ripartizione di Newald che distingue i possibili soggetti di una indagine sociologico-letteraria in quattro gruppi: a) materia e contenuto (condizionamento economico-sociale della materia artistica); b) forma e gestalt (evoluzione della struttura sociale che conduce alla modificazione delle forme espressive e dello stile); c) l’analisi della «posizione sociale del poeta, il quale partecipa contemporaneamente a diversi sistemi di riferimento, intersecantisi gli uni con gli altri (comunità etnica e linguistica, comunità sociale, professionale, religiosa, intellettuale, politico-ideologica)»; d) il problema dell’«orientamento ideologico», implicito o programmatico, presente nell’opera d’arte.

Lukács si è in particolar modo interessato ai problemi dei punti a) e b); il suo pensiero costuisce una sintesi dove lo storicismo di marca hegeliano-marxiana si fonde con i motivi di derivazione vitalistica, neoplatonica e fenomenologica, una sintesi dal carattere estremamente personale ed unico nel suo genere ma non del tutto perfettamente riuscita, perché soprattutto nelle opere più recenti il suo «sociologismo storico», assieme alla sua versione della teoria leninista della conoscenza, è venuto a soffocare quegli spunti neokantiani, neoplatonici, fenomenologici e vitalistici.

Non essendo possibile dilungarsi su questa estremamente complessa tematica, è interessante ancora notare come Lukács abbia sempre presente la dialettica di fenomeno ed essenza, di vita e forma, di soggetto ed oggetto, di individuale e universale; ciò è valido sia per la sua produzione giovanile, influenzata direttamente da Simmel, sia per quella più avanzata dove prevale l’influenza di Hegel e Marx. Simmel si serve di due concetti di forma; da un lato la forma insieme con la vita è direttamente coordinata alla sostanza originaria dell’essere, dall’altro è la vita stessa, emersa ed animata dalla sostanza originaria che libera da sé la forma. Questo principio è identico in Lukács (Per una sociologia del dramma moderno oppure nella Teoria del romanzo): la vita e la forma sono due gruppi di forme reciprocamente contrapposti, ma, a differenza di Simmel, Lukács ritiene che alla forma spetti una priorità assoluta. La nozione simmeliana della vita implica la problematica del condizionamento storico-sociale. Lukács sviluppa questo problema e conclude: il soggetto è diventato per se stesso fenomeno, si è oggettivato. Nasce in altre parole questa alternativa: «Quale funzione svolge il fattore storico-sociale in rapporto alla struttura del valore?», oppure «La componente sociologica della forma drammatica determina il valore estetico… o è soltanto la sua possibilità di realizzazione?». Nella seconda fase del suo pensiero supera questo atteggiamento; come marxista, afferma che «l’aspetto fenomenico nel quale si manifesta e si coagula l’essenza della vita riceve allora la forma storico-sociale, secondo il modello marxiano, di società capitalistica borghese. Il sostanziale della storia diventa, secondo la reinterpretazione marxiana di Hegel, il «proletariato». Solo nel «proletariato», che è il portatore del processo storico, possono trovare conciliazione l’essenza e il fenomeno; solo il «proletariato» può infrangere l’estraneazione della società capitalistico-borghese. Mentre si rende cosciente lo sviluppo storico-politico della lotta di classe, l’essenza ritorna alla luce, ma in forma ideologica, e quindi reificata. Di conseguenza anche il problema del «valore» e della sua «realizzazione» muta di significato; dove tutto è oggetto, lo storico della letteratura deve raggiungere l’essenza, anche in ambito artistico, passando attraverso il lato fenomenico del processo della vita. Ciò che è propriamente tragico può allora essere riconosciuto soltanto dalla sua forma fenomenica, dal conflitto interno della società borghese».

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