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di György Lukács

«l’Unità», 6 giugno 1951


6651Dalle trattative dt Brest Litovsk al grandioso movimento odierno. La partecipazione dei religiosi – La campagna per l’appello di Berlino

L’aspirazione alla pace del popolo ungherese non è di recente data. Già nella prima guerra mondiale, in occasione delle trattative di pace di Brest-Litovsk, la volontà di pace degli operai ungheresi scoppiò con la forza di un sentimento naturale. I veri rappresentanti della letteratura e della scienza ungherese, già nella prima e nella seconda guerra mondiale, si opposero alla guerrafondaia ideologia imperialista, ma questa loro posizione antibellicista non riuscì ad intensificarsi tanto da dar vita a una lotta ideologica in difesa della pace.

Nella seconda guerra mondiale il popolo ungherese, e insieme ad esso gli intellettuali progressisti ungheresi, impararono a proprie spese cosa significhi diventare satelliti di uno Stato imperialista, aggressivo. Perciò, dopo che il glorioso Esercito Rosso ebbe liberato l’Ungheria, si manifestò dappertutto, spontaneamente, la volontà di pace del popolo, il suo desiderio di una pace stabile. Così, per ricorrere a un solo esempio, la conferenza degli scrittori ungheresi, tenutasi nell’estate del 1946 a Debrecen, già accettava un ordine del giorno in cui era palese l’aspirazione alla pace.

Non c’è, dunque, da meravigliarsi che la convocazione del Congresso di Wroclaw suscitasse un grande entusiasmo negli intellettuali progressisti ungheresi. Facevano parte della delegazione ungherese gli uomini più eccellenti della vita scientifica e artistica ungherese e, in nome della delegazione ungherese, parlò al Congresso l’autore di queste note. Dopo il Congresso furono tenute ampie relazioni suj risultati del Convegno di Wroclaw sia a Budapest che in tutte le parti dell’Ungheria. L’effetto raggiunto da questi risultati largamente oltrepassò la vasta cerchia dei ceti intellettuali.

Così nella primavera del 1949 movimento ungherese della pace sì preparava a farsi rappresentare al Congresso di Parigi da una delegazione di 40 membri. Il governo francese concesse però l’entrata in Francia solo a 8 delegati. Gli altri delegati presero parte alla conferenza, tenuta nello steso momento a Praga. Al Congresso di Parigi parteciparono già, quali membri della delegazione ungherese, anche due vescovi protestanti insieme ai rappresentanti delle grandi organizzazioni dì massa e a alcune personalità fra gli intellettuali progressisti ungheresi.

Il Congresso di Parigi diede un potente slancio al movimento ungherese della pace. Il 17-18 giugno 1049 si tenne a Budapest una conferenza per la pace con 500 delegati dei quai 151 erano operai degli stabilimenti industriali, 80 donne, 50 rappresentanti delle organizzazioni giovanili, ecc. Questa composizione dimostra già sufficientemente quanto il movimento ungherese della pace avesse già superato i limiti della fase intellettuale del movimento iniziale dei tempi di Wroclaw. Questa conferenza, oltre alla chiarificazione delle questioni ideologiche, pose le basi organizzative del movimento: elesse il Consiglio Nazionale della Pace e la sua presidenza; decise la costituzione di Comitati per la Pace e la pubblicazione di un proprio organo di stampa.

Su queste basi si mise in cammino il movimento di massa dei partigiani ungheresi della pace. La sottoscrizione dell’appello di pace di Stoccolma pose il giovane movimento davanti a un grande e difficile obiettivo. Ma l’entusiasmo generale profondo sostituì dappertutto l’inesperienza iniziale. Non solo riuscì a raccogliere 7 milioni e 250 mila firme ma creò anche in tutto il Paese la rete dei Comitati per la pace allargando il movimento agli strati di popolazione che prima non si era mai riusciti a muovere.

Il movimento ungherese per la pace nei giorni 4 e 5 novembre 1950 tenne il suo secondo Congresso nazionale. Ad esso parteciparono, testimoniando la larga diffusione e la profonda penetrazione del movimento, 1952 delegati, eletti in rutto il Paese. Quanto all’origine dei delegati, vorrei accennare soltanto a pochi dati di fatto, caratteristici. Le donne partecipanti al Congresso erano 707. La proporzione dei delegati contadini era fortemente salita: c’erano ben 567 delegati contadini. Si era moltiplicata la rappresentanza dei religiosi: fra tutte le chiese 97 delegati sacerdoti, dei quali 6 vescovi. Naturalmente gli operai e gli intellettuali progressisti furono largamente rappresentati anche a questo Congresso. Il Congresso elesse i delegati che si sarebbero dovuti recare a Sheffield.

Il grossolano stratagemma degli imperialisti Inglesi per impedire il Congresso di Sheffield suscitò nel popolo ungherese una profonda esecrazione. Al Congresso di Varsavia il movimento ungherese di pace fu rappresentato da 36 delegati, dei quali 8 membri della chiesa cattolica. Tra questi mons. Nicola Beresztòczy, canonico e pronotario apostolico, prese anche la parola al Congresso.

Il Congresso di Varsavia fu seguito in tutta l’Ungheria da una vasta campagna per diffondere e rendere popolari le risoluzioni del Congresso Mondiale. Il movimento ungherese si trovava ancora lanciato nello sforzo svolto per raggiungere questi obiettivi quando si riunì a Berlino il Consiglio Permanente Mondiale della Pace. In questa seduta il vescovo riformato Giovanni Peto riferì sulla situazione e sugli obiettivi del movimento ungherese per la pace ed anche lo scrivente intervenne parlando della questione del disarmo della Germania. Immediatamente dopo la sessione del Consiglio della Pace a Berlino, il 13 marzo scorso, anche il Consiglio ungherese del movimento della pace tenne una conferenza ampliata nella quale manifesta con entusiasmo unanime la sua adesione alle risoluzioni di Berlino decise di iniziare l’8 aprile scorso la campagna delle sottoscrizioni.

Anche dal punto di vista organizzativo, il movimento ungherese per la pace è ben più preparato ora di quel che non fosse ai tempi della campagna della raccolta delle firme per l’appello di Stoccolma. Oggi sono già in funziona sul territorio del Paese ben 27.000 Comitati della Pace. Il foglio dei movimento col titolo Bèke ès Szabadsàg (Pace e Libertà) si diffonde con 110.000 copie in tutta l’Ungheria. Del resto la lotta della pace dei lavoratori ungheresi non è una propaganda isolata, astratta. Sin dall’inizio questa lotta si legò strettamente con le questioni giornaliere della costruzione socialista, della produzione industriale agricola e coi problemi culturali, essa si innestò addirittura in questi problemi, in quelle questioni per approfondirle, per appoggiarle; essa fu ed è una lotta per aumentare la produzione, per reclutare nuove adesioni alla competizione socialista del lavoro, per consolidare la disciplina nel lavoro produttivo, per ridurre gli scarti di lavorazione, ecc. Spetta alla nuova campagna di raccolta di firme, che ha già raggiunto considerevoli successi, superando i 5 milioni e mezzo di adesioni, l’approfondimento e il consolidamento del movimento ungherese della pace, spetta al movimento della pace trasformare in ideologia combattiva la spontanea aspirazione alla pace che vive nel cuore di ogni lavoratore e di smascherare in questa lotta i nemici della pace, gli agenti ancora nascosti degli imperialisti, dei banditi della cricca di Tito. Non vi è dubbio che la campagna avrà ampio successo. La misura del successo non sarà però soltanto il numero delle firme raccolte. Infatti il successo per noi esige anche la qualità dalle firme, esige che la convinzione di dover lottare per la pace sia rafforzata e consolidata nei sottoscrittori.

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