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IMG_0001I dibattiti qui raccolti in volume aprirono a Urbino l’Anno Lukács: febbraio 1985. Un centenario solleva sempre delle difficoltà, espone ai più svariati fraintendimenti. Nel caso di Lukács oggi, per ragioni ovvie, quelle difficoltà si moltiplicano. Rinunciando, giustamente, a un «tutto Lukács» ed evitato un programma preordinato, si è preferito lasciar agire l’interesse dei relatori (alcuni dei quali assai giovani). Il risultato è positivo, e sorprendente. L’attenzione è andata al Lukács costruttore, dell’etica e dell’ontologia, da un lato, e dall’altro all’interprete e allo storico della filosofia tedesca – classica e non – interessi che emergono anche nei contributi non tematicamente dedicati a quei problemi (per esempio negli interventi sull’estetica e sul giovane Lukács). Ecco dunque attaccato un Lukács rimasto in parte in margine (la così detta «maturità»), e ripensato l’autore che aveva scandalizzato per decenni – la sua difesa della ragione dentro la storia dell’irrazionalismo. È il Lukács che aveva incuriosito Banfi e che aveva collaborato alla sua rivista. Da Simmel avevano entrambi imparato, e poi trasfigurato, il compito della filosofia: «spingere la ragione nell’intreccio della vita»

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