Tag

, , , , , , , , ,


icoI cinque saggi compresi nella raccolta rappresentano gli interventi di maggior peso teorico e politico che accompagnarono la pubblicazione, nel 1923, del libro di Lukács Storia e coscienza di classe. Si trattava dell’opera di un’intellettuale che, dopo aver partecipato attivamente nel 1919-’21 alla lotta politica, si era venuto a trovare in una condizione di isolamento e di emarginazione dal movimento operaio organizzato. Il dibattito su Storia e coscienza di classe avveniva pertanto in corrispondenza con la svolta del comunismo internazionale verso la bolscevizzazione e la definitiva rinuncia del Comintern a ogni progetto di rivoluzione europea. La polemica sferrata contro la “nuova corrente” del marxismo, che annoverava anche Korsch, autore di Marxismo e filosofia uscito nel ’24, rifletteva cosi quel momento decisivo di ripiegamento dell’Internazionale verso una prassi autoritaria e burocratica. E la condanna pronunciata da Zinov’ev al V congresso dell’Internazionale (nell’estate del ’24) contro i “professori” Lukács, Korsch e Graziadei fu la sanzione ufficiale di un’offensiva teorica condotta contro l’interpretazione dialettica del marxismo.

Il primo a scendere in campo fu László Rudas, ex socialdemocratico entrato nel Partito comunista ungherese all’atto della fondazione ed eletto membro del Comitato centrale nell’inverno del 1918. All’inizio del ’20, nel corso della polemica sulle responsabilità del fallimento della rivoluzione ungherese, Rudas aveva assunto una posizione molto vicina a quella di Lukács: in coincidenza con gli attacchi ufficiali, invece, si schierò decisamente a favore dell’ortodossia. Contemporaneamente, l’intervento di Abraham Deborin segnò l’inserimento di Storia e coscienza di classe nel dibattito che si stava svolgendo in Russia sul materialismo dialettico e meccanicistico. Ma le sue critiche misero in piena luce la distanza che separava l’elaborazione dialettica del marxismo da parte di Lukács rispetto a una concezione dei materialismo dialettico incentrata su un’interpretazione oggettivistica di Hegel.

Con lo scritto di Ernst Bloch inizia in certo senso la storia ormai cinquantennale della penetrazione, spesso sotterranea, dei temi di Storia e coscienza di classe nel pensiero filosofico e nelle scienze sociali, in primo luogo attraverso la Scuola di Francoforte. Bloch, inoltre, fu il solo nel ’24 a cogliere il rilievo della tematica della reificazione nel libro di Lukács. L’intervento di József Révai, infine, è il documento di una radicalizzazione delle posizioni lukacsiane da parte di un compagno di lotta nella repubblica dei Consigli e nell’emigrazione viennese, che traduceva la speranza nella rivoluzione mondiale nelle categorie soggettivistiche e volontaristiche dell’estremismo dei primi anni Venti.

Nel saggio introduttivo di Laura Boella il dibattito è ricostruito nelle sue più vaste implicazioni storico-politiche e filosofiche. Vengono analizzati gli interventi fino agli anni Trenta, in modo da delineare compiutamente le ragioni del paradossale impatto del libro del ’23 con una situazione in cui sembrano consumarsi definitivamente le speranze rivoluzionarie e, con l’avvento del fascismo e dello stalinismo si apre una fase nuova con la quale il marxismo critico si trova inevitabilmente fare i conti.

Annunci