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copL’arte possiede il grande merito, secondo Hegel, di liberare lo spirito umano dalle prigioni cognitive dell’empiria immediata. Questa elevazione spirituale conduce tuttavia, in alcuni casi, ad una deformazione di tipo sublimata della realtà effettuale e ad una levigatura iconica dei suoi conflitti.
Il libro indaga tale complesso rapporto tra bellezza e verità, con l’attenzione rivolta alle originali riflessioni di Antonio Gramsci e di György Lukács, le due voci più autorevoli del marxismo novecentesco. Il problema che ha interessato autori quali Giovanni Verga, Carlo Michelstaedter, Luigi Pirandello, Umberto Saba, ecc., sembra infatti aver trovato soltanto in quelle riflessioni i fondamenti per una risoluzione concreta.
Si tratta di un libro ricco e variegato che spazia da Elio Vittorini a Edward Said, da Franco Fortini a William Shakespeare, dall’engagement all’ideologia filologica, leggendo ogni questione attraverso le lenti dei due intellettuali hegelo-marxisti e ripercorrendo così le orme della loro rivoluzione estetica

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