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di Thomas Mann

da J. Marcus, György Lukács and Thomas Mann. A study in the sociology of literature,  The University of Massachussets Press, Amherst 1987.

Il mio messaggio di auguri per il settantesimo compleanno di György Lukács sarà breve, come quello di un uomo ormai affaticato dagli anni. Tuttavia voglio dire che tengo Lukács, l’uomo, nella più alta stima per i sacrifici affrontati in difesa delle sue convinzioni e per l’autoimposta vita austera. Desidero anche dire che stimo alla stessa maniera i suoi lavori intellettuali, che ho conosciuto sin dall’inizio grazie alla sua prima raccolta, L’anima e le forme, un’opera di straordinaria sensibilità estetica. Da allora ho continuato a seguire il suo impegno critico con l’attenzione e il rispetto dovuti e con mio grande profitto. Ciò che particolarmente suscita la mia simpatia è quel senso della continuità e della tradizione che riposa in tutta la sua opera, cui deve la sua esistenza. È per scelta, naturalmente, che la sua analisi è votata al corpus più antico della nostra eredità letteraria, del quale egli è un fine conoscitore quanto lo storico più scrupoloso, e che egli si sforza di mettere in relazione con il nuovo mondo delle sue convinzioni; nel fare ciò, egli intende risvegliare l’interesse di questo nuovo mondo alla conoscenza e alla comprensione di questa eredità culturale. Il fatto che egli cerchi innanzitutto di descrivere gli elementi sociocritici della cultura borghese è solo giusto e corretto. Ciò in nessun modo diminuisce la mia stima della sua opera, che spazia tra le sfere e le epoche più disparate, e sembra essere ispirata da un’idea, di cui oggi si ha una così miserevole stima: l’idea di Bildung.

(trad. di gyorgylukacs.wordpress.com)

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