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di Arturo Barioli

«L’Unità», 7 giugno 1971

Omaggio del Partito e del popolo alla memoria del gronde pensatore

L’organo del Comitato centrale del POSU ricorda il coraggio del militante, la sua capacità critica e autocritica, la sua piena dedizione al socialismo


BUDAPEST, 6 giugno

È diffìcile dare oggi, al­l’indomani della sua morte, la misura della gravità della perdita che la scomparsa di György Lukács rappresen­ta per la cultura e la vita ungherese e per il pensiero marxista internazionale. Co­sì scrivono oggi gli organi di partito e tutti i giornali ungheresi in una commossa rievocazione della figura del grande filosofo marxista. La biografia, che assume un carattere ufficiale, fa seguito ad un comunicato congiunto del Comitato centrale del Partito Operaio Socialista Ungherese e della Accademia delle scienze in cui si annuncia che i funerali di Lu­kács avranno luogo giovedì 10 alle ore 12 e che la salma sarà inumata nel «pantheon» del movimento operaio al cimitero Kerepesi.

Di Lukács i giornali un­gheresi, la radio, la televi­sione illustrano ampiamente l’opera filosofica ed estetica, la sua lunga appassionata e feconda partecipazione alla battaglia culturale dai pri­mi anni del novecento fino ad oggi. Ma soprattutto met­tono in rilievo il suo rigore di pensatore marxista, la sua onestà intellettuale, la sua coerenza, il suo pronfondo attaccamento alla causa del movimento operaio in­ternazionale di cui è stato fino alla fine un membro attivo ed impegnato. Scrivo­no i giornali che il lutto per la sua morte ha colpito non solo gli intellettuali ma milioni di uomini semplici, che forse non hanno capito tutto la profondità della sua opera filosofica ed estetica, poiché Lukács poneva anche il lavoro scientifico più astratto al servizio della vita umana e di una società migliore.

Lukács aveva scelto la vi­ta del militante comunista piena di sacrifici e di soffe­renze. Tutta la sua vita, dal primo incontro con l’opera di Marx nei primi anni del novecento alla sua attività di commissario nella Repub­blica dei consigli alla appas­sionata difesa della Rivolu­zione d’Ottobre alla implaca­bile lotta contro l’ideologia fascista ed imperialista al suo insegnamento nell’Ungheria popolare dopo il ’45 fu dedicata alla ricerca e al­la costruzione di un modello di politica culturale demo­cratica socialista, a trovare una armonizzazione tra ri­voluzione sociale e cultura­le.

Una vita esemplarmente coerente, il cui esempio è valso quanto le sue opere ad educare generazioni e gene­razioni di marxisti e di com­battenti della classe operaia. Il suo rigore scientifico e la passione con la quale si gettava nella lotta hanno fatto si che nessuno, neppu­re chi gli era avversario, riuscisse a sottrarsi all’in­fluenza del suo pensiero. An­che i suoi nemici, scrivono i giornali, hanno dovuto ri­conoscere la forza intellet­tuale e la coerenza con le quali ha difeso i principi del marxismo. Aveva il co­raggio dello studioso, affer­ma il Nepszabadsag ricor­dando una intervista con­cessa da Lukács al giornale nel 1967; in essa Lukács ave­va detto tra l’altro: «Riten­go mio dovere esprimere con precisione e con fermezza le mie idee anche se queste suscitano discussioni. Anzi è bene se le suscitano».

Il giornale ricorda che Lu­kács non mancò di avere contrasti anche nell’ambito del movimento comunista, ma che sempre ebbe il co­raggio di assumersi le pro­prie responsabilità, di criti­care anche se stesso e su­perare i propri errori.

E la radio ungherese ha detto che come iscritto al POSU Lukács ha criticato sempre e decisamente tutto quello che riteneva sbaglia­to, partendo tuttavia dalla opinione che anche il socia­lismo meno buono valesse più del migliore capitalismo.

Grande, incalcolabile è la perdita subita dalla cultura e dal popolo ungherese, dal pensiero marxista di tutto il mondo; ma l’Ungheria di oggi, concludono i giornali, saprà raccogliere l’eredità di Lukács, delle sue opere e della sua più che cinquan­tennaria milizia comunista.

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