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icoAl primo Lukács (L’anima e le forme, Teoria del romanzo) è stato spesso contrapposto quello del periodo marxista: da una parte il soggettivismo decadente, dall’altra il lungo cammino verso l’oggettività storica. I suoi allievi non hanno mai creduto che questa contrapposizione avesse molto senso. Partendo dai risultati soprattutto dell’ultimo periodo (Estetica, Ontologia), la Scuola di Budapest ha cercato di risalire alle origini e di approfondire quei temi che percorrono tutto il pensiero di Lukács, senza dare troppo peso alle conversioni e alle autocritiche. Questo nucleo permanente e vitale è individuato nel problema dell’etica. La riproposta del pensiero giovanile di Lukács, qui tentata, è quindi in presa diretta con gli interessi più caratteristici della Scuola. La stessa Heller del nesso comunismo-teoria dei bisogni, formula ora il problema «la forma e la vita» (secondo il linguaggio giovanile di Lukács), come uno dei punti di tensione dell’esperienza morale. Il diario tenuto da Lukács nel 1910-11, finora inedito, viene largamente riprodotto e commentato nel saggio che ricostruisce una delle svolte più difficili della vita di Lukács ed insieme lo spessore della sua contemporanea riflessione su Kierkegaard. I saggi di Fehér e Márkus, dedicati soprattutto al pensiero estetico (il libro su Dostoevskij, la filosofia dell’arte), partono ugualmente dal problema della forma come possibilità di vita. Chiude il volume un saggio di Radnóti sul rapporto tra Lukács e Bloch prima della prima guerra mondiale.

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