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DDR - Libri censuratiQuesta estate sono andato a Berlino. Tra le prime tappe della visita, il museo sulla DDR (uno dei tanti per la città, ma sicuramente il più importante). All’interno vi scorgo la sezione dei libri censurati durante il periodo comunista. Non senza sorpresa, almeno in un primo momento, vi trovo il libro di Lukács su Solzhenitsyn (attualmente non sono in grado di capire quando e dove è stata pubblicata la copia presente nella foto).

Cosa più interessante è che, invece, spulciando tra le bancarelle, le librerie dell’antiquariato o moderne, anche tra quelle più politicizzate, non mi è mai capitato di trovare un solo testo di Lukács. Alla domanda, “Avete libri di Lukács?”, la risposta era sempre uguale, accompagnata da un viso cortese e un po’ sorpreso: “No, mi dispiace”.

Mentre in Italia, nonostante tutto, è ancora possibile trovare testi del filosofo comunista (magari del giovane, ma non raramente anche del vecchio), la damnatio memoriae a cui è destinata l’opera di Lukács in Germania non è cambiata, nonostante i cambi di regime.

Ps: afferma Lukács in un’intervista del 1968 rilasciata a Bernie Taft e poi pubblicata postuma nel 1971, dopo la sua morte (così come aveva richiesto lo stesso Lukács) nella Australian Left Review: “Nella DDR mi considerano un morto dal 1957”.

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