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di Alessandra Pigliaru

il manifesto 9 marzo 2016

La notizia sul pericolo di chiusura dell’Archivio György Lukács di Budapest sta circolando da poche ore anche in Italia, in seguito a un articolo di Miklós Gábor scritto per la testata ungherese Népszabadsàg. La decisione dell’imminente spostamento dei materiali e del relativo scorporo del fondo pare essere ormai presa anche se l’attenzione per gli sviluppi della vicenda rimane alta.
Nel blog italiano dedicato al filosofo marxista (gyorgylukacs.wordpress.com), si leggono le prime preoccupazioni in capo a una possibile dispersione di un’eredità preziosa; per il momento, solo in forma di mail che si susseguono per trovare sponde oltralpe e fare luce sulla vicenda, appaiono alcuni dei nomi di chi si è occupato di Lukács, quindi Vincent Charbonnier, Antonino Infranca, Matteo Gargani e Carlo Arcuri – quest’ultimo curatore del prossimo numero della rivista Romanesques dedicato interamente alla Teoria del romanzo di Lukács.

Fondato nel 1972, l’Archivio nasce al numero 2 di Belgrad rakpart, la casa del filosofo dal 1945 al 1971, anno della sua morte. L’obiettivo principale dell’archivio è stato quello di conservare la memoria di Lukács, i suoi manoscritti, le sue lettere, la sua biblioteca, possibilità eminente di ricostruirne la fucina del pensiero. Insieme all’obiettivo principale, quello di raccoglierne gli inediti, l’archivio si è offerto al pubblico di studiose e studiosi come luogo di ricerca scientifica, diventando presto un punto di riferimento internazionale di primaria importanza.

Ipotizzare la perdita di un materiale simile, pensarlo allo sbando per mancanza di fondi o di piani strutturali in capo all’Istituto per la ricerca filosofica dell’Accademia di scienze ungherese, che ne ha la responsabilità, è grave. La definitiva chiusura di un poderoso archivio come quello dedicato a Lukács determinerebbe un ulteriore e pericoloso passaggio teso allo svuotamento e alla conseguente rimozione del pensiero critico, politico e filosofico.

Tutto al macero insomma, come le cose andate a male, anche un pensatore di grande finezza che in quell’appartamento di Budapest, luminoso ordinato e accogliente, che ora è diventato il suo Archivio, ha immaginato e imbastito volumi sul giovane Hegel, Goethe, Lenin, Marx, sul marxismo e l’esistenzialismo e la relazione con la critica letteraria; e poi sul realismo tedesco, Mann, l’ontologia dell’essere sociale e la distruzione della ragione, insieme al carico di volumi già pubblicati nei suoi anni tedeschi.

Per scongiurare la chiusura, è stato preparato un appello rivolto al professor László Lovász, illustre matematico e attuale presidente dell’Accademia Ungherese delle Scienze. Disponibile in alcuni luoghi del web – da contropiano.org a diverse pagine facebook, come per esempio quella di Punto rosso, ma anche nello stesso blog italiano dedicato al filosofo marxista – l’appello può essere firmato e inviato all’indirizzo

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