Una lettera a Togliatti

di György Lukács

Presentiamo la traduzione di una lettera inedita a Togliatti, conservata nell’Archivo Lukács on line.


Budapest, 9 ottobre 1947

Caro compagno Togliatti!

La ringrazio molto per la sua lettera e per l’invito a contribuire alla rivista “Rinascita”. Per me sarà un grande onore se i miei saggi verranno stampati in italiano1.

Nel frattempo, il compagno Korach2 di Bologna mi ha scritto che intende tradurre il mio saggio “L’epistemologia di Lenin e i problemi della filosofia moderna” per la vostra rivista. Il saggio è apparso in ungherese sull’organo scientifico del nostro Partito. Scriverò contemporaneamente al compagno Korach su questo argomento.

Vorrei cogliere l’occasione per rivolgerle una domanda. Questo saggio fa parte del mio libro che sarà pubblicato in ungherese con il titolo “Crisi della filosofia moderna”3 nel corso dell’inverno. Se il partito italiano volesse riflettere su questo libro, sarei lieto di inviargliene una copia da leggere.

Durante l’inverno sarò a Milano e a Roma. Spero che ci sarà l’occasione di fare la vostra conoscenza personale.

Con i migliori saluti

Georg Lukács

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Carteggio Lukács-Anders

da Vie traverse. Lukács e Anders a confronto, a cura di A. Meccariello e A. Infranca, Asterios, Trieste, 2019.

traduzione di Devis Colombo


il 23.5.64

Caro signor Anders,

ho ricevuto il Suo scritto con grande gioia1. È il Suo primo segno di vita da quando anni fa a Vienna ebbe modo di consegnarmi il Suo studio su Kafka2; detto per inciso: da allora non ho letto niente di meglio su Kafka. In seguito lessi con grande interesse L’uomo è antiquato3 e in particolare la Sua pubblicazione sul pilota di Hiroshima4.

Ora ho potuto leggere il Suo nuovo studio con grande interesse e con molto piacere. Lei non è l’unico che si preoccupa dell’estraniazione [Entfremdung] contemporanea e che si impegna a dare espressione scientifica a queste preoccupazioni. Sono assai scettico della mediocre letteratura sull’estraniazione. Regna in essa un vigliacco e falso autocompiacimento. L’estraniazione viene “smascherata”, ma così come se essa riguardasse unicamente la misera plebs e in nessun modo l’autore, l’intellettuale aristocratico non conformista. Con questa mia posizione, che in altre circostanze ho chiarito nella Prefazione alla Teoria del romanzo, ritengo infatti che alcuni autori si curano di vivere nel “Grand Hotel Abisso” da dove, sull’orlo dell’abisso (un abisso inteso come una prestazione di servizio particolarmente raffinata della società contemporanea) possono godere di una buona coscienza. Non è stata per me una sorpresa constatare che Lei non fa parte di questa schiera di “critici della cultura”. E devo dirLe che fu per me una gioia particolare prendere atto di come la Sua critica dell’estraniazione sia tanto vicina alla mia concezione della “manipolazione mite” su cui ho scritto nel mio articolo per “Forvm”»5. Che Lei menzioni soltanto marginalmente ciò che io lì definii «manipolazione brutale» è nell’ordine delle cose, dato che ciò non apparteneva al Suo tema. Sarebbe naturalmente molto interessante discutere tra noi anche di questo tema, vale a dire del superamento della «manipolazione brutale» e del modo per raggiungerlo. Per questo sarebbe però necessaria una conversazione. Come ebbe a dire il vecchio Fontane, è un argomento troppo vasto per poter esser trattato per lettera. Con cordiali saluti e grazie ancora per avermi inviato il Suo scritto.

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Lettere agli italiani

Copertina de libro Lettere agli italiani, in cui si vedono due foto: una di Lukacs, l0altra di Cases.
a cura di Antonino Infranca

L’Italia è sempre stata al centro dell’interesse personale di Lukács, fino al punto che poco prima di morire ebbe a scrivere: «Ho sempre preferito l’Italia alla Germania per la vita quotidiana». Si possono comprendere facilmente le ragioni di tale preferenza (clima, cibo, bellezze artistiche e naturali). Rimase, però, per tutta la vita l’ostacolo della comprensione della lingua: nonostante Lukács abbia vissuto un anno a Firenze tra il 1911 e il 1912 non imparò mai l’italiano. La conoscenza della nostra cultura e dei suoi intellettuali avvenne, quindi, sempre attraverso il filtro del tedesco, la lingua che usava per la sua produzione culturale. Non si può, quindi, affermare che conoscesse molto profondamente la cultura italiana. Eppure, come scritto sopra, l’interesse verso l’Italia è sempre stato vivace e vissuto. In pratica, al di fuori del mondo mitteleuropeo e della Russia, Lukács viaggiò soltanto una volta in Francia, Svizzera e Scandinavia e molte più volte in Italia.

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Carteggio Lukács-Morante

Introduzione e note di Antonino Infranca

in Lukács chi? a cura di L. La Porta, Bordeaux, Roma 2021.


L’interesse di György Lukács per le opere della Morante è ben anteriore al periodo in cui i due si scambiarono le lettere che qui presentiamo. In una lettera dell’8 novembre 1957, indirizzata a Cesare Cases, Lukács chiedeva che gli fossero inviati i libri della Morante, tradotti in lingua a lui accessibile. È noto, infatti, che Lukács non parlasse affatto l’italiano e che lo leggesse, per altro, con grande difficoltà – come confessa in una delle lettere spedite alla Morante. Fu Cesare Cases che gli diede per la prima volta notizia delle opere di Elsa Morante; e Lukács lo invitò anche a scrivere saggi su di lei – lettera del 26 febbraio 1958. Il nome della Morante ricorre spesso nella corrispondenza tra Cases e Lukács. In un’altra lettera del 12 gennaio 1958, Cases riporta a Lukács l’emozione che la Morante provò, apprendendo dall’Unità che Lukács, durante il periodo di deportazione in Romania nel 1956-57, avrebbe trovato persino il tempo di leggere Menzogna e sortilegio.

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Carteggio Lukács-Berlinguer

Introduzione e traduzione di Lelio La Porta

in Lukács chi? a cura di L. La Porta, Bordeaux, Roma 2021.


Quando, nel corso dell’anno accademico 1984-85, mi recai in Ungheria, usufruendo di una borsa di studio, per portare a termine il mio lavoro di specializzazione sul giovane Lukács, non avrei mai immaginato che, ricercando nei cataloghi presso l’Archivio Lukács di Budapest, avrei trovato uno scambio di lettere fra il filosofo e quello che è stato uno dei leader comunisti italiani più amato, cioè Enrico Berlinguer. Mi misi all’opera. Si trattava di lettere (Lukács scriveva sullo stesso tema anche ad Ernst Bloch) sulla questione di Angela Davis, assistente di Marcuse, che, nel 1968, aveva aderito al Partito Comunista statunitense. La Davis venne accusata di aver procurato le armi usate nel corso della vicenda dei “Fratelli di Soledad”, il cui tentativo di liberazione armata si era concluso in maniera tragica con la morte anche del giudice Haley, che era stato sequestrato. Condannata e processata, fu poi assolta con formula piena nel 1972.

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Lettera alla rivista Praxis

di György Lukács

Introduzione e note di Antonino Infranca.

in Lukács chi? a cura di L. La Porta, Bordeaux, Roma 2021.


L’11 aprile 1968 Lukács scrisse alla rivista jugoslava Praxis a seguito della richiesta che i due direttori della rivista, Gajo Petrović e Rudi Supek, gli avevano indirizzato di firmare una lettera di protesta contro le manifestazioni antisemite in Polonia. Ricordo che in quegli anni Lukács era impegnato nella raccolta di firme per una richiesta di libertà nei confronti di Angela Davis, la giovane afro-americana che lottava per i diritti civili degli afro-americani e che era stata rinchiusa nelle carceri statunitensi con l’accusa di terrorismo1. Tre anni dopo interverrà per chiedere la liberazione dal carcere ungherese di due dissidenti maoisti, Dalos e Haraszti2.

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Carteggio Lukács-Cases

Balla Demeter (1931- ) Lukács György (1971)Il testo iniziale è di Cesare Cases. Il carteggio è stato pubblicato in C. Cases Su Lukács. Vicende di un’interpretazione, Einaudi, Torino 1985. A seguire sarà riportata una lettera casesinedita di L. a C., pubblicata in spagnolo in Testamento político y otros escritos sobre política y filosofia. Textos inéditos en castellano, a cura di A. Infranca e M. Vedda, Ediciones Herramienta, Buenos Aires, 2003. Continua a leggere