György Lukács


di Laura Boella

Enciclopedia UTET, 2003.

[Il testo originale non presenta divisione in paragrafi. A capo e capoversi sono nostri]


Lukács, György. Filosofo ungherese (Budapest 1885- ivi 1971).

A Berlino nel 1910-11 e a Heidelberg dal 1912, L. fu attratto dalle analisi di Simmel dedicate alla metropoli, alla moda, al denaro, e dalle tesi di Weber sulla razionalizzazione.
Negli anni di Heidelberg prende forma il progetto di un’opera su Dostoevskij, di cui pubblicò nel 1920 la premessa teorica, scritta nel 1914-1 con il titolo Die Theorie des Romans (Teoria del romanzo, Milano 1962). In essa l’idea della modernità come crisi e lacerazione, espresse nella forma del romanzo, si concludeva con una filosofia negativa della storia (il presente è, fichtianamente, l’epoca della più radicale colpevolezza) che non esclude tuttavia un appello escatologico: verrà l’epoca in cui l’utopico potrà di nuovo essere descritto come esistente e il romanzo lascerà il posto a nuove forme di arte. La «bontà» di alcune figure dostoevskijane appariva una forma di vita capace di instaurare un’etica nuova, in cui il comportamento individuale si lega direttamente all’assoluto senza la mediazione delle norme sociali e convenzionali. Continua a leggere

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La missione morale del Partito comunista

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di György Lukács

[Die moralische Sendung der kommunistischen Partei, 1920]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


1. Come ogni scritto di Lenin, anche questo nuovo opuscolo1 merita lo studio più attento da parte di tutti i comunisti. Esso dimostra, ancora una volta, la straordinaria capacità di Lenin di comprendere gli elementi decisamente nuovi che esistono in un nuovo fenomeno nell’evoluzione del proletariato, di capire e di far capire in maniera essenziale l’essenza di quegli elementi. Mentre i suoi precedenti scritti erano dedicati più alla polemica, e cercavano di analizzare a fondo le organizzazioni di lotta del proletariato (in primo luogo lo Stato), quest’ultimo è invece dedicato ai germi della nuova società che stanno sbocciando. Continua a leggere

Sul problema dell’organizzazione degli intellettuali

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di György Lukács

[Zur Organisationsfrage der Intellektuellen, 1920]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


Come hanno già dimostrato Marx e Engels nel Manifesto, è uno dei segni essenziali dell’imminente fase decisiva nella lotta di classe che «il processo di chiarificazione [Aufklrungsprozess1] all’interno della classe dominante, all’interno di tutta la vecchia società, assume un carattere così violento e acuto che una piccola parte della classe dominante si distacca da essa e si unisce alla classe rivoluzionaria, a quella classe che ha nelle sue mani l’avvenire». Per il capitalismo questa fase ha avuto inizio già prima della guerra, e le sue conseguenze non hanno fatto che rendere acuta la crisi latente del capitalismo. A questa crisi acuta fa riscontro il rapido aumento delle organizzazioni d’intellettuali, in cui molti hanno scorto, nella prima ebbrezza rivoluzionaria, non solo un segno della lotta decisiva (cosa che in parte era giusta), ma perfino un rafforzamento interno dei reparti del proletariato che devono combattere questa battaglia decisiva. Ogni movimento rivoluzionario, nella misura in cui si era creato delle illusioni in proposito, ha dovuto subire cocenti delusioni. Le organizzazioni intellettuali, tranne alcune sporadiche eccezioni, sono passate tutte prima o poi nel campo della controrivoluzione. I loro dirigenti, spesso genuinamente rivoluzionari, sono rimasti col tempo o totalmente isolati oppure, se non riuscivano a staccarsi dal gruppo, sono stati risospinti come gli altri nelle file della borghesia.

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Il ruolo della morale nella produzione comunista

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di György Lukács

[Az erkölcs szerepe a kommunista termelésben, 1919]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972


L’obiettivo finale del comunismo è l’edificazione di una società in cui la libertà della morale prenderà nella regolamentazione di tutte le attività il posto del carattere coercitivo del diritto. Per una simile società, come sa ogni marxista, la fine della divisione in classi costituisce una premessa inderogabile. Per quanto infatti ci si interroghi sulla possibilità che in generale la natura umana consenta o meno una società fondata su una morale (ma la questione, in questa forma, è formulata a nostro avviso in maniera errata), resta comunque fermo che neppure in caso di risposta decisamente positiva il potere della morale può essere realizzato fino a quando nella società esistono le classi. Continua a leggere

Legalità e violenza

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di György Lukács

[Jogrend és erőszak, 1919]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972


I nostri avversari, i socialisti governativi e i politici borghesi, dichiarano gli uni e gli altri con lo stesso tono di essere depositari della legalità, della verità e della persuasione con «argomenti». A ciò noi contrapporremmo, secondo la disinvolta affermazione di un noto socialista governativo, soltanto la violenza bruta e un comportamento dettato da «istinti bestiali». Questi ultimi giorni hanno chiaramente rivelato anche ai più prevenuti la natura menzognera di questo confronto. Qui, nelle file dell’Internazionale, con Béla Kun alla testa, noi dunque non faremmo altro che risvegliare gli «istinti bestiali» di uomini immaturi. E mentre noi, i «cosiddetti comunisti» espulsi dal partito socialdemocratico per «inettitudine e mancanza di carattere», esercitiamo un siffatto terrorismo, i nostri «compagni-poliziotti» hanno convinto Béla Kun con la forza di ponderose argomentazioni che il sistema di governo popolare è uno Stato di diritto, che esso opera esclusivamente sul piano della legalità e deve evitare ogni arma che non sia quella della verità e della persuasione. Continua a leggere

Discorso pronunciato alla gioventù operaia

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di György Lukács

[Felszólalás az Ifjúmunkások Országos Szövetségének Kongresszusán, 1919]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972


La realizzazione della dittatura del proletariato ha prodotto un mutamento di funzione in tutte le organizzazioni proletarie, anche nel movimento della gioventù operaia. Prima della rivoluzione, nel mezzo delle lotte contro il militarismo e nei conflitti economici e politici, la lotta per l’istruzione e la cultura era solo un obiettivo tra i molti.

Tale lotta era comunque, anche prima della dittatura del proletariato, uno degli obiettivi più importanti della gioventù operaia. Si trattava, attraverso grandi battaglie e rinunce, di strappare per la prima volta il minimo dalle mani di coloro che alla classe operaia non volevano concedere nulla, e assolutamente nulla ai giovani operai tagliati completamente fuori dal sapere e dall’istruzione. Col mutamento di funzione, la lotta per la cultura, per la formazione individuale e per l’istruzione deve essere posta al centro dell’attività della gioventù operaia. Continua a leggere

Il problema della guida intellettuale e i «lavoratori intellettuali»

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di György Lukács

[A szellemi vezetés kérdése és a „szellemi munkások”, 1919]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


Una delle più frequenti obiezioni sollevate dai circoli intellettuali borghesi, spessissimo anche da gente in buona fede, contro la concezione socialista della storia e della società, consiste nell’affermazione che nel socialismo non vi sarebbe posto per le forze «spirituali», che il socialismo sottovaluterebbe il ruolo di queste forze nel processo evolutivo, considerando e valutando la società esclusivamente dall’esagerato punto di vista dell’esistenza materiale, del lavoro manuale. Questi censori, anche nei casi in cui riconoscano settorialmente la verità del socialismo, raccomandano la forza intellettuale dei «lavoratori della mente» come il complemento necessario della evoluzione. Ovviamente partono dal presupposto che costoro il ruolo di guida loro spettante legittimamente lo ottengono davvero non per i loro interessi singoli ma – come pensano gli ingenui – nell’interesse della società. Continua a leggere

Che cos’è il marxismo ortodosso?

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di György Lukács

[Mi az ortodox marxizmus?, 1919]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.

[Questa è la prima versione, molto più breve, del saggio che porta lo stesso nome, contenuto in Storia e coscienza di classe]


I filosofi hanno soltanto interpretato il mondo in modi diversi, si tratta invece di trasformarlo.

Marx, XI, Tesi su Feuerbach.

Se badiamo al nucleo della questione, si constaterà che questa domanda estremamente lineare è stata già discussa a lungo e appassionatamente sia nella letteratura borghese che in quella socialista. Da una parte sono stati violentemente attaccati i rimasticatori della lettera del marxismo i quali, come gli scolastici del Medioevo, non hanno preso come punto d’avvio i fatti, ma intendevano avvicinarsi alla verità mediante una continua giustificazione della loro Bibbia. Dalla parte opposta, i marxisti hanno litigato pure tra loro, non riuscendo ad accordarsi precisamente su quelle tesi che, se messe in dubbio, rendono impossibile il diventare un marxista ortodosso. I critici di Marx che affermano che lo sviluppo della scienza rende superate talune tesi di Marx si chiedono però anche se la critica possa in generale arrestarsi dinanzi a una qualsiasi tesi. Ovviamente no. Lo affermiamo pure noi, che ci definiamo marxisti ortodossi; ma a nostro avviso la questione se qualcuno sia marxista o non lo sia, si decide non in base al suo convincimento circa la verità di singole tesi, bensì con un criterio completamente diverso. Questo diverso criterio è il metodo. Premesso, ma non concesso, che lo sviluppo della scienza dovesse dimostrare l’erroneità di tutte le affermazioni di Marx, potremmo accettare senza contraddizione alcuna questa critica da parte della scienza e tuttavia restare marxisti, nella misura in cui restiamo seguaci del metodo di Marx. Per intendere esattamente il marxismo ortodosso, dobbiamo dunque definire l’essenza di questo metodo. Comprenderemo così in pari tempo come ogni tentativo che si sia discostato dalla via dell’ortodossia per «migliorare» o «sviluppare» il metodo di Marx non abbia fatto che appiattire il marxismo. Continua a leggere

Partito e classe

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di György Lukács

[Párt és osztály, 1919]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


Il 21 marzo 1919 è un giorno d’importanza storica non solo per la vita del proletariato ungherese ma anche per lo sviluppo della rivoluzione mondiale. Detto in breve: quel giorno si verificò un avvenimento che precorse appunto la rivoluzione e unicamente la rese possibile, un avvenimento che in Russia invece fu possibile solo dopo un anno e mezzo di dura lotta, dopo una lotta fratricida del proletariato: il partito socialdemocratico ha incondizionatamente accettato come base della sua attività il programma comunista, bolscevico. Continua a leggere

Tattica e etica

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di György Lukács

[Taktika és etika, 1919] 

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972


Questo primo studio e i due successivi (Il problema della guida intellettuale e i «lavoratori intellettuali» e Che cos’è il marxismo ortodosso) furono scritti ancor prima della dittatura del proletariato. La mutata funzione dell’etica verificatasi con l’evoluzione della dittatura conferisce un valore documentario e storico al significato attuale di questi studi. Nel leggerli, fatta eccezione per l’ultimo, Partito e classe, occorre tener presente questa prospettiva (G. L., 1919). Continua a leggere