di György Lukács
I testi> Prolegomeni all’ontologia dell’essere sociale. Questioni di principio di un’ontologia oggi divenuta possibile, Guerini e Associati, Milano, 1990.
Il posto centrale della genericità, il superamento della mutezza che essa possiede nella natura, non è affatto una singola «trovata» geniale del giovane Marx. Sebbene la questione assai di rado compaia apertamente, con questa esplicita terminologia, nelle sue opere successive, Marx non ha mai cessato di vedere nello sviluppo della genericità il criterio ontologico determinante del processo evolutivo dell’umanità. Già la sottolineatura continua dell’arretramento delle barriere naturali come contrassegno del realizzarsi della socialità rimanda a tale concezione. Ancora più indicativo è forse che Marx definisca il socialismo veramente realizzato, il comunismo, come fine della preistoria dell’umanità. Egli quindi si differenzia dagli utopisti, – perfino dai grandissimi – non soltanto per il fatto di esporre oggettivamente ed esattamente le tendenze storico-sociali che conducono al comunismo, ma anche perché in questo stadio non vede una vetta finalmente raggiunta nella storia del genere umano, quanto invece l’inizio della vera e propria storia reale del genere umano. Dalla nascita del lavoro (e, con ciò, delle basi d’essere oggettive e soggettive del genere umano) fino al comunismo abbiamo dunque a che fare solo con la preistoria di questo processo, della storia reale dell’umanità.
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