Note sul Marx di Lukács

Tag

, , , , , , , , , , ,


di Carlo Formenti

da C. Formenti, La variante populista. Lotta di classe nel neoliberismo, Derive Approdi 2016.

Come il lettore ha avuto modo di constatare, questo libro è duramente critico nei confronti della visione postmodernista cui la maggior parte degli intellettuali della sinistra radicale ha aderito negli ultimi decenni. Mi riferisco, in particolare, agli effetti della «svolta linguistica» delle scienze sociali e all’influenza che cultural studies, gender studies, teorie del postcoloniale e la pletora dei post (post industriale, post materiale, ecc.) proliferati a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso hanno esercitato sulla cultura dei nuovi movimenti, attribuendo progressivamente al conflitto politico e sociale il carattere di una competizione fra «narrazioni» e fra «processi di soggettivazione». Questa psicologizzazione del conflitto ha rimpiazzato la lotta di classe con una sommatoria di richieste di riconoscimento identitario da parte di soggetti individuali e collettivi sostanzialmente privi di qualsiasi riferimento ai rapporti sociali di produzione, funzionando, di fatto, da involontario quanto potente alleato del progetto egemonico neoliberista. Continua a leggere

“L’intero segreto della concezione critica”. Sul lavoro in Lukács e Marx

Tag

, , , , , , , , ,


di Matteo Gargani

«Links. Rivista di letteratura e cultura tedesca – Zeitschrift für deutsche Literatur- und Kulturwissenschaft»,  Anno XVI, 2016.

In margine a Antonino Infranca, Individuo, lavoro, storia. Il concetto di lavoro in Lukács, Milano, Mimesis, 2011.

I. Nel gennaio 1868, armato della consueta mordacità, Marx confessa al sodale di sempre Friedrich Engels come il «Kerl» di turno, Privatdozent di filosofia ed economia politica a Berlino Eugen Dühring, abbia mancato il senso del I libro de Il Capitale. L’«intero segreto della concezione critica» – scrive Marx riferendosi proprio alla sua «Critica dell’economia politica» – sta nel fatto che «se la merce ha il doppio carattere di valore d’uso e valore di scambio, allora anche il lavoro rappresentato nella merce deve avere carattere doppio». Centrale è quindi la distinzione tra «lavoro astratto» e «lavoro concreto», sfuggita non solo a Dühring, ma secondo Marx anche agli stessi fondatori dell’economia politica: «la semplice analisi fondata sul lavoro sans phrase come in Smith, Ricardo ecc. deve sempre andare a sbattere in questioni inesplicabili»1. Ricorrendo alla nota immagine della rivoluzione copernicana, possiamo dire che Marx individua quella da lui operata nel campo dell’economia politica nella fondamentale distinzione tra «lavoro astratto» e «lavoro concreto», pendant soggettivo della doppia natura del valore già incorporata nella merce. È proprio sul «concetto di lavoro» nell’intera opera di uno tra i più celebri filosofi del xx secolo che si concentra Individuo, lavoro, storia. Il concetto di lavoro in Lukács di Antonino Infranca. Continua a leggere

Un «Testamento» senza eredi. Lukács e lo stalinismo


di Matteo Gargani

«Critica marxista», 3, 2016.

In margine a una raccolta di scritti di Lukács contro lo stalinismo, che prende nome da una importante intervista del 1971, inedita in italiano. Dal 1930 in poi è presente nella produzione del filosofo ungherese la lotta per la «democratizzazione». Il tema della «trasformazione del lavoro in lavoro socialista». La radicale alterità di Lukács allo stalinismo.

Il 28 giugno 1956 le maestranze degli stabilimenti Zispo di Poznań sono riunite per discutere il contenuto degli accordi raggiunti tra la propria delegazione di ritorno da Varsavia e il governo centrale. Dall’assemblea si stacca un corteo spontaneo, raggiunge il centro della città ingrossandosi, i principali edifici della città sono assaltati. Il bilancio della giornata sarà drammatico: 38 morti e 270 feriti. La lettura degli eventi di Poznań costituisce per la sinistra italiana un primo banco di prova rispetto a un fenomeno molto complesso, che nell’imminente autunno ungherese assumerà dimensioni ben più drammatiche. Al comunicato pubblicato su l’Unità del 2 luglio in cui Di Vittorio invita a interrogarsi non solo sui provocatori, ma anche sulle ragioni del «profondo malcontento» serpeggiante tra gli operai polacchi, Togliatti risponderà l’indomani con una dura spalla intitolata La presenza del nemico. Lo stesso 28 giugno, a Budapest, Lukács tiene presso l’Accademia politica del Partito dei lavoratori la conferenza La lotta tra progresso e reazione nella cultura d’oggi. Siamo appena agli inizi di quel lungo periodo di conseguenze innescato dal XX congresso del Pcus di febbraio. Continua a leggere

LINKS – Rivista di letteratura e cultura tedesca – Zeitschrift für deutsche Literatur- und Kulturwissenschaft

Tag

, , , , , ,


Si segnalano i seguenti articoli su Lukács dalla rivista

LINKS – Rivista di letteratura e cultura tedesca – 
Zeitschrift für deutsche Literatur- und Kulturwissenschaft
Anno XVI, 2016

links

* Georg Lukács, Brief an Hans Mayer vom 19. Juni 1961. Realismus-Debatte und Politik

* Mauro Ponzi, Die “Eingleisigkeit” der Dialektik. Ein Rückblick auf die Auffassung des Verhältnisses Kunst-Politik bei Brecht und Lukács

* Konstantin Baehrens, “[D]en ganzen menschen”. Lukács’ Humanistische Anthropologie und die literatur der Deutschen Klassik

* Matteo Gargani, “L’intero segreto della concezione critica”. Sul lavoro in Lukács e Marx

 

La teoria della reificazione in Lukács

Tag

, , , , ,


Grazie a Matteo Bifone, che ci regala la sua tesi di laurea specialistica su Lukács. Non sarebbe male se anche le tesi potessero essere pubblicate su questo sito e i giovani studiosi volessero affidare alla comunità lukacsiana i propri sforzi.

pages-from-tesi-specialistica

(clicca sull’immagine per visualizzare la tesi in pdf)

Indice

Cap 1: Contestualizzazione storico-filosofica dell’opera (pp. 7-28):
1.1 Introduzioni dell’autore pp. 7-11
1.2 Contesto storico-politico dell’opera pp.11-15
1.3 Hegel e la reificazione come seconda natura pp. 15-22
1.4 Alienazione e reificazione in Marx pp. 22-28

Cap 2: La reificazione e la coscienza di classe del proletariato (pp. 29-67):
2.1 Il fenomeno della reificazione pp. 29-36
2.2 Le antinomie del pensiero borghese pp. 36-46
2.3 Il punto di vista del proletariato pp. 46-67

Cap 3: bifone_la_teoria_della_reificazione_in_lukacs (pp. 68-107)
3.1 La reificazione come falsa coscienza in J.Gabel pp. 68-96
3.2 oggettivazione e reificazione in Sartre pp. 96-107

Tolstoj e l’evoluzione del realismo

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,


I testi> Saggi sul realismo>

di György Lukács

Per merito della geniale capacità descrittiva di Tolstoj, l’epoca della preparazione della rivoluzione nel paese oppresso dai proprietari feudali, rappresentò un passo in avanti nell’evoluzione artistica di tutta l’umanità.
Lenin

La valutazione leniniana delle opere di Tolstoj può costituire la base di un’indagine che si prefigga lo scopo di definire il posto occupato da Tolstoj nella letteratura universale e nell’evoluzione del realismo. Come in tanti altri importanti problemi della metodologia e dell’applicazione storica del marxismo, anche in questo problema tutta la profondità della veduta di Lenin è rimasta per molto tempo incompresa. La fama mondiale di Tolstoj e l’importanza che egli aveva avuto per il movimento operaio nei tempi immediatamente antecedenti e successivi alla rivoluzione del 1905, hanno fatto si che quasi tutti i critici della II Internazionale abbiano provato il bisogno di occuparsi di lui più o meno profondamente. Ma i loro scritti seguono una linea totalmente differente da quella di Lenin. In quei tempi i complicati processi sociali riflessi nelle opere di Tolstoj o non venivano compresi affatto o soltanto in misura insufficiente. E l’insufficiente spiegazione delle basi sociali dell’arte di Tolstoj, porta a una valutazione estetica superficiale, spesso completamente falsa e deformante, dello scrittore. Continua a leggere

Il problema della prospettiva

Tag

, , , , , , , , , , , , , , , , ,


I testi> Il marxismo e la critica letteraria>

di György Lukács

da Il marxismo e la critica letteraria, Einaudi, Torino 1969.

Intervento al IV Congresso degli scrittori tedeschi, Berlino, 11 gennaio 1956

Le difficoltà della nostra letteratura – Becher e Anna Seghers vi hanno già accennato nelle loro relazioni – derivano proprio dalla sua grandezza, dalla sua superiorità sociale e ideologica. Questa problematica diventa particolarmente acuta nella questione della prospettiva. Poiché oggi suona quasi banale affermare che la grande differenza tra realismo critico e realismo socialista sta giustappunto nella questione della prospettiva, e che in essa emerge nel modo più chiaro la superiorità della nostra letteratura.

Quando però consideriamo la faccenda concretamente, leggendo le varie opere — la maggior parte delle nostre opere —, ci accorgiamo che nella configurazione della prospettiva si celano moltissimi problemi. E oserei dire che una delle fonti dello schematismo che si riscontra nella nostra letteratura sta proprio nella configurazione erronea, nella configurazione meccanica o nella meccanica deformazione della prospettiva.

La prospettiva di cui parlo la posso in breve definire come segue. Continua a leggere