Il concetto di ideologia da Lukács a Gramsci

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di Terry Eagleton

da Ideologia. Storia e critica di un’idea pericolosa, Fazi, Roma 2007, cap. 4 (Ideology. An Introduction, Verso 1991).


Pensare il marxismo come analisi scientifica delle formazioni sociali e pensarlo come una serie di idee che partecipano a una lotta attiva produrrà due epistemologie piuttosto diverse. Nel primo caso, la coscienza è essenzialmente contemplativa, e cerca di “corrispondere” o di “adattarsi” ai suoi oggetti nel modo cognitivamente più preciso. Nel secondo caso, la coscienza ovviamente è parte della realtà sociale, ed è una forza dinamica in potenziale trasformazione. Se così stanno le cose, a un pensatore come György Lukács non sembrerebbe del tutto appropriato dire se tale pensiero “rifletta” o “si adatti” alla storia alla quale è indissolubilmente legato. Continua a leggere

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Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero

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György Lukács

Originariamente apparso in italiano in Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero, Einaudi, Torino 1970, ora in L’uomo e la rivoluzione, Edizioni Punto Rosso, Milano 2013.


I. L’attualità della rivoluzione

Il materialismo storico è la teoria della rivoluzione proletaria. Lo è perché la sua essenza è la sintesi concettuale di quell’essere sociale che produce il proletariato e che ne determina l’intera esistenza; lo è perché nel materialismo storico il proletariato che lotta per la propria liberazione raggiunge una chiara consapevolezza. La grandezza di un pensatore proletario, di un rappresentante del materialismo storico si misura perciò secondo la profondità e l’ampiezza della sua visuale in questi problemi. E inoltre, secondo l’intensità con cui è in grado di percepire in modo corretto, al di là delle manifestazioni esteriori della società borghese, quelle tendenze rivoluzionarie che vi si vanno facendo sempre più reali e coscienti. Continua a leggere

Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero. Postilla all’edizione italiana 1967

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György Lukács

Originariamente apparso in italiano in Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero, Einaudi , Torino 1970, ora in L’uomo e la rivoluzione, Edizioni Punto Rosso, Milano 2013.


Questo volumetto fu scritto subito dopo la morte di Lenin, senza lavori preliminari, per il bisogno spontaneo di fissare teoricamente ciò che allora mi sembrava essenziale, il centro della sua personalità intellettuale. Perciò il sottotitolo Unità e coerenza del suo pensiero, indicante che intendevo soprattutto riprodurre non il sistema oggettivo, teorico, di Lenin, ma quelle forze motrici, di tipo oggettivo e soggettivo che avevano permesso questa sistemazione, la loro incarnazione nella persona e negli atti di Lenin, senza neppure tentare di spiegare per esteso e per intero questa unità dinamica nella sua vita, nella sua opera. Continua a leggere

Le basi ontologiche del pensiero e dell’attività dell’uomo

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György Lukács

La conferenza sulle Basi ontologiche del pensiero e dell’attività dell’uomo fu redatta nei primi mesi del 1968 e doveva essere letta al congresso mondiale di filosofia che si sarebbe tenuto a Vienna nel settembre di quell’anno. Tuttavia, non avendo poi Lukács partecipato a quel congresso, il testo della conferenza fu reso pubblico nel 1969 sia in traduzione ungherese, sia nella stesura originale tedesca. Quanto al contenuto, la conferenza si fonda sulla cosiddetta «grande» Ontologia, il cui manoscritto era allora praticamente già terminato.

Originariamente apparso in italiano in L’uomo e la rivoluzione, Editori Riuniti, Roma 1973, ora Edizioni Punto Rosso, Milano 2013.


I. Chi voglia illustrare in una conferenza, anche soltanto entro certi limiti, almeno i principi più generali di questo complesso problematico, si trova di fronte a una duplice difficoltà. Da un lato bisognerebbe dare un panorama critico dello stato attuale della discussione su tale problema, dall’altro occorrerebbe porre in luce l’edificio concettuale di una nuova ontologia, perlomeno nella sua struttura fondamentale. Per essere in qualche modo esaurienti almeno sulla seconda questione, che è in concreto quella di fondo, dovremo rinunciare a soffermarci, per quanto brevemente, sulla prima. Continua a leggere

Su Lenin e il contenuto attuale del concetto di rivoluzione (Intervista)

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György Lukács

L’intervista televisiva su Lenin fu concessa al regista András Kovács nell’ottobre 1969. Nata da una precedente idea di «girare» un reportage sulla vita di Lukács, a cui quest’ultimo si era rifiutato per non dover apparire sugli schermi televisivi «come una star», l’intervista venne accettata da Lukács quando assunse la forma di un intervento sulla figura di Lenin e sul contenuto attuale del concetto di rivoluzione. La registrazione venne eseguita il 2 ottobre 1969 nella casa di riposo di Jávorkurt e durò due ore e mezzo. Il testo qui tradotto è quello pubblicato sulle riviste ungheresi Uj Iras, 1971, n. 8 (prima parte) e Kritika, 1972, n. 5 (seconda parte).
Originariamente apparso in italiano in L’uomo e la rivoluzione, Editori Riuniti, Roma 1973, ora Edizioni Punto Rosso, Milano 2013.


Ha avuto un contatto personale con Lenin?

Ebbi con lui un solo contatto personale, in occasione del III Congresso dell’Internazionale, in cui ero delegato del partito ungherese e come tale fui presentato a Lenin. Non bisogna dimenticare che il 1921 fu un anno di aspra lotta da parte di Lenin contro le correnti settarie che stavano sviluppandosi nel Comintern. E poiché io appartenevo allora alla frazione settaria – non la si può chiamare frazione, chiamiamola «gruppo» – Lenin aveva verso di me un atteggiamento di ripulsa, come l’aveva in genere verso la massa dei settari. Non mi viene infatti nemmeno in mente di paragonare la mia persona a quella di un Bordiga, che rappresentava il settarismo nel grande partito italiano, oppure al gruppo Ruth Fischer-Maslow, che rappresentavano il partito tedesco. Lenin, naturalmente, non attribuiva altrettanta importanza a un funzionario del partito illegale ungherese. Continua a leggere

Segnalazioni


Per chi volesse comprare i testi di Lukács, la casa editrice Orthotes ha ripubblicato
Il giovane Marx

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La casa editrice Ghibli ha ripubblicato L‘Estetica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Estetica di Heidelberg. Primi scritti sull’estetica (1916-1918)

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dramma moderno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La casa editrice Pgreco ha ripubblicato Lenin. Unità e coerenza del suo pensiero

Crisi parallele. Intervista a György Lukács

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György Lukács

in «L’utopia concreta. Rivista quadrimestrale», I, n. 1, ottobre 1993
[da «New Left Review», n°60, marzo – aprile 1970].


Compagno Lukács, come giudica la sua vita e l’epoca storica in cui ha vissuto? In cinquantanni di lavoro scientifico e rivoluzionario ha avuto la sua parte di onori e di umiliazioni. Sappiamo anche che è stato in pericolo dopo l’arresto di Béla Kun nel 1937. Se dovesse scrivere un’autobiografia o delle memorie personali, quale lezione fondamentale ne trarrebbe?

Per rispondere brevemente, direi che è stata una mia grande fortuna aver vissuto una vita intensa e densa di avvenimenti. Lo considero come un particolare privilegio di cui ho avuto esperienza negli anni 1917/1919. Poiché provenivo da un ambiente borghese – mio padre era un banchiere di Budapest – e pur attuando un’opposizione piuttosto individuale in «Nyugat»1 – facevo parte tuttavia dell’opposizione borghese.

Non arriverei a dire – non potrei – che il puro e semplice impatto della prima guerra mondiale sarebbe stato sufficiente a fare di me un socialista. Fu senza dubbio la Rivoluzione russa e i movimenti rivoluzionari che ne seguirono in Ungheria che mi spinsero a diventarlo, e a ciò sono rimasto fedele. Ritengo che questo sia uno degli aspetti più positivi della mia vita. È un’altra questione se, oppure no, essa, nel suo insieme, abbia subito degli alti e bassi, in qualsiasi direzione, si può dire però che abbia avuto una certa unità. Guardando indietro, posso individuare le due tendenze che hanno prevalso lungo tutto l’arco della mia esistenza: in primo luogo, esprimere me stesso, poi, essere al servizio del movimento socialista – così come io l’ho inteso in ogni momento. Queste due tendenze non si sono mai disgiunte, né sono mai stato assillato da un qualche conflitto tra di esse.

In seguito, risultava spesso – secondo un giudizio personale e quello di altri – che il mio operato si rivelasse sbagliato, e anche questo sono in grado di affermarlo con una certa equanimità. In quei casi penso di aver agito giustamente respingendo quelle opinioni che, successivamente, ritenevo non fossero corrette. In ultima analisi, posso tranquillamente affermare di aver sempre cercato di dire ciò che volevo nel migliore dei modi. Ma per quanto riguarda il valore e la forma della mia intera opera non mi pronuncio – non è compito mio. La storia lo deciderà in un modo o nell’altro. Da parte mia, mi ritengo soddisfatto dello sforzo compiuto e, direi, contento sotto questo aspetto: il che non significa, naturalmente, sentirsi appagati per i risultati di questi sforzi. Nel breve lasso di tempo che mi rimane farò del mio meglio per esprimere certe idee più accuratamente, nel modo più esatto e scientifico per il marxismo. Continua a leggere

Il problema dell’ideologia

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di György Lukács

Ontologia dell’essere sociale, Volume II, tomo 2, III Il momento ideale e l’ideologia, cap.3

Editori Riuniti, Roma 1981.


Gramsci parla di un doppio significato del termine ideologia1. Nel suo interessante discorso non possiamo però non rilevare una carenza, e cioè che egli contrappone la sovrastruttura necessaria soltanto alle idee arbitrarie di singole persone. Ciò nondimeno ha il merito di aver messo in evidenza il doppio significato che sta sempre nello sfondo di questo importantissimo termine. Ma purtroppo cade subito vittima di una astrazione convenzionale. Da un lato è certamente vero che i marxisti intendono con ideologia la sovrastruttura ideale che necessariamente sorge da una base economica, ma dall’altro è fuorviante interpretare il concetto peggiorativo di ideologia, che rappresenta una realtà sociale indubbiamente esistente, come un’arbitraria elucubrazione di singole persone. Innanzi tutto: fin quando un pensiero resta semplicemente il prodotto o l’espressione ideale di un singolo, per quanto valore o disvalore possa contenere, non può venir considerato una ideologia. Neppure una più ampia diffusione sociale è in grado di trasformare un complesso di pensieri direttamente in ideologia. Affinché ciò avvenga è necessaria una funzione sociale ben determinata, che Marx descrive distinguendo con precisione gli sconvolgimenti materiali delle condizioni economiche della produzione dalle «forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo»2. Il fatto che Marx in questo luogo parli di grandi sconvolgimenti economici non ci deve trattenere dall’applicare la sua caratterizzazione alla totalità della vita sociale, dello sviluppo della società. Infatti in Marx non c’è mai una muraglia cinese che separi in maniera assoluta le grandi crisi sociali dal funzionamento normale del processo di riproduzione economica. L’economia marxiana dimostra, al contrario, che per esempio in una delle due forme fondamentali normali dello scambio di merci, in quella M-D-M, è già contenuto il germe, la possibilità della crisi. Quali siano i fattori aggiuntivi che devono entrare in azione affinché questa possibilità divenga una realtà, per noi non ha interesse in questo contesto. Quel che importa è che la struttura e dinamica economica di una formazione poggia su relazioni categoriali in ultima analisi – ma solo in ultima analisi – sempre strutturate in maniera identica, e che un mutamento radicale di struttura e dinamica si verifica soltanto quando nell’essere sociale si ha il passaggio da una formazione a un’altra oppure un periodo nettamente nuovo della formazione data. Ma non si tratta mai di «catastrofi» che subentrino «d’improvviso», bensì di conseguenze necessarie dello sviluppo stesso. Noi crediamo perciò di essere autorizzati ad applicare l’essenza della caratterizzazione marxiana anche alla quotidianità della rispettiva formazione e a vedere nelle forme ideologiche gli strumenti per il cui tramite entrano nella coscienza e vengono affrontati anche i problemi che riempiono tale quotidianità. Continua a leggere

La questione del parlamentarismo


di György Lukács

[Zur Frage des Parlamentarismus, 1920]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


1. Oggigiorno si afferma comunemente che la questione del parlamentarismo non è una questione di principio, ma semplicemente una questione tattica. Nella sua indubbia esattezza quest’affermazione presenta però non poche oscurità. A prescindere dal fatto che essa è quasi sempre pronunciata da coloro che – praticamente – sono a favore del parlamentarismo, onde quell’affermazione significa quasi sempre una presa di posizione a favore del parlamentarismo, la mera constatazione che si tratta di una questione non di principio, ma solamente tattica, è poverissima di contenuto. Lo è soprattutto perché, mancando una effettiva teoria della conoscenza del socialismo, il rapporto in cui si trova una questione tattica rispetto ai princìpi è completamente oscuro. Continua a leggere

La dittatura democratica (Tesi di Blum)

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di György Lukács

[Részletek a „Tézistervezet a magyar politikai és gazdasági helyzetről és a KMP feladatairól” (Blum-tézisek), 1928]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


Il programma approvato dal VI Congresso mondiale include molto giustamente l’Ungheria tra quegli Stati nei quali il problema di una dittatura democratica svolge un ruolo decisivo in vista del passaggio alla rivoluzione del proletariato. Il partito deve quindi chiarire questo problema con tutti i possibili mezzi in primo luogo ai membri del partito e poi alle più larghe masse operaie. Nella chiarificazione di questo problema occorre badare ai seguenti aspetti: Continua a leggere