L’irrazionalismo come fenomeno internazionale nel periodo dell’imperialismo


di György Lukács

Prefazione a La distruzione della ragione


Questo libro non pretende affatto di essere una storia della filosofia reazionaria o addirittura un trattato sul suo sviluppo. L’autore sa bene che l’irrazionalismo, di cui viene qui presentato l’affermarsi e l’estendersi a indirizzo dominante della filosofia borghese, è solo una delle tendenze importanti nella filosofia reazionaria borghese. Benché non vi sia praticamente filosofia reazionaria che non celi un determinato elemento irrazionalistico, il campo della filosofia reazionaria borghese è molto più ampio di quanto non sia quello della filosofia irrazionalistica, nel senso proprio e rigoroso del termine.

Ma neppure questa limitazione basta a circoscrivere il nostro compito. Anche in quest’ambito più ristretto, non si tratta di fare una storia vasta e particolareggiata dell’irrazionalismo, che aspiri alla completezza, bensì di tracciare la linea principale del suo sviluppo, di analizzare le tappe e i rappresentanti più importanti e più tipici. Questa linea principale va presentata come la risposta più significativa e grave di conseguenze data dalla reazione ai grandi problemi degli ultimi centocinquanta anni.

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LES TÂCHES DE LA PHILOSOPHIE MARXISTE DANS LA NOUVELLE DÉMOCRATIE


di György Lukács

«Studi Filosofici», n. 1, gennaio-aprile 1948.


Cette étude ne présente pas une discussion détaillée des principaux problèmes de la philosophie. Elle ne tend qu’à donner un aperçu sommaire des questions fondamentales et elle se limite donc à quelques indices pour dresser une sorte de liste de ces problèmes. Et ceci d’autant plus qu’il est absolument nécessaire de traiter même les problèmes philosophiques spécifiques par rapport à la nouvelle situation économico-sociale et aux problèmes stratégiques et tactiques qui en dérivent.

Lénine a mis clairement en évidence le fait que la philosophie du marxisme a reçu pendant la période impérialiste une nouvelle orientation. Il a noté que ce changement d’orientation consiste essentiellement en ceci, à savoir que Marx et Engels dans la lutte pour le matérialisme dialectique ont dû mettre au premier plan la méthode dialectique tandis qu’aujourd’hui ce sont la défense et l’élaboration du matérialisme qui sont au premier plan. C’est pourquoi nous nous demandons si la seconde guerre impérialiste mondiale, l’écroulement du fascisme, la naissance de la nouvelle démocratie et la lutte pour cette dernière ont apporté dans ce domaine quelque chose de substantiellement nouveau.

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On the Problems of Marxism, Socialism and Democracy


György Lukács

Socialism in The World, nn. 46-51, 1985

György Lukács gave this interview in December 1970 to the weekly 7 NAP (a Hungarian-Language weekly published in Yugoslavia), and it is one of his last texts. The interview was given after he was awarded an honorary doctorate (Doctor honoris causa) by Zagreb University for his work in developing marxist philosophy and the humanities in general. The text of the interview was first published in Hungarian in the paper 7 NAP. We are now publishing it for the first time in English to mark the centennial of this outstanding marxist thinker’s birth.


QUESTION: We would like to start this interview with a question that calls for a subjective answer. How do you look back upon your times and your life? Where are you satisfied and where are you dissatisfied with what you have done? You have been honored and you have been humiliated in the past fifty years of your work as a revolutionary and scholar. We know that in 1937 – after the arrest of Béla Kun – even your life was in danger. If you were to write your autobiography, or some similar book, what conclusions would you draw? What does it mean to be a militant marxist for five decades?

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Appello dell’INTERNATIONALE GEORG LUKÁCS GESELLSCHAFT


Le possibilità per le persone che vogliono fare la differenza non sono particolarmente grandi. Non c’è tempo in cui non puoi fare nulla.

G. Lukács.

Cari amici del lavoro di Georg Lukács e dell’IGLG,

l’anno prossimo è il 50 ° anniversario della morte di Georg Lukács. Naturalmente, in questa data verrà pubblicato anche il nuovo annuario Lukács 2019/20: 4 giugno 2021.

Attualmente stiamo esaurendo i fondi per i finanziamenti. Se ognuno dei nostri amici desse solo 5 o 10 euro, il finanziamento sarebbe assicurato. Quindi speriamo nel tuo supporto questa volta. Ovviamente sono possibili anche donazioni maggiori.

Ecco le nostre coordinate bancarie:

PADERBORN-DETMOLD

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Rüdiger Dannemann Presidente di IGLG

ruedannemann@arcor.de

Critica dell’economia politica


I testi>Ontologia dell’essere sociale

Il Marx maturo ha scritto relativamente poco su questioni generali di filosofia e di scienza. Il suo occasionale progetto di esporre sommariamente il nocciolo razionale della dialettica hegeliana non venne mai tradotto in pratica. L’unico scritto frammentario che possediamo intorno a questa tematica è l’introduzione da lui stesa alla fine degli anni cinquanta nel tentativo di dare dei punti fermi alla propria opera economica. Tale frammento fu pubblicato nel 1907 da Kautsky nella sua edizione del libro, intitolato Per la critica dell’economia politica, nato da questi materiali. Da allora è passato più di mezzo secolo. Ma non si può dire che tale scritto abbia mai davvero influito sulla concezione che ci si è fatti della essenza e del metodo della dottrina marxiana. Eppure in questo schizzo sono riassunti i problemi più essenziali dell’ontologia dell’essere sociale e i metodi che ne derivano per la conoscenza economica, – in quanto campo centrale di tale livello dell’essere della materia. – Ma l’abbandono in cui è stato lasciato tale scritto ha un motivo cui abbiamo già accennato e di cui in genere non si fu consapevoli: l’abbandono della critica dell’economia politica per sostituirla con una semplice economia come scienza nel senso borghese. Continua a leggere

Questioni metodologiche preliminari


I testi>Ontologia dell’essere sociale

«Le categorie» sono «forme d’esserci, determinazioni d’esistenza»
Marx, [Introduzione del 1857]

Chi prova a riassumere teoricamente l’ontologia marxiana, viene a trovarsi in una situazione paradossale. Da un lato, ogni lettore sereno di Marx non può non notare che tutte le sue enunciazioni concrete, se interpretate correttamente fuori da pregiudizi di moda, in ultima analisi sono intese come dirette enunciazioni sopra un qualche tipo di essere, sono cioè pure affermazioni ontologiche. Dall’altro lato, non si rintraccia in lui nessuna trattazione autonoma di problemi ontologici; egli non si preoccupa mai di determinare il loro posto nel pensiero, di definirli rispetto alla gnoseologia, alla logica, ecc. in maniera sistematica o sistematizzante. Questi due aspetti, intimamente collegati fra loro, dipendono senza dubbio dal fatto che il suo punto di partenza è nettamente, anche se già dall’inizio in termini critici, la filosofia hegeliana. E questa, come abbiamo visto, si muove entro una certa unità, determinata dall’idea del sistema, fra ontologia, logica e teoria della conoscenza; il concetto hegeliano di dialettica implica, nel momento stesso in cui pone se stesso, una tale unificazione e anzi tende a fondere l’una cosa con l’altra. È perciò naturale che il giovane Marx non potesse pervenire a una impostazione ontologica diretta e consapevole nei suoi primi scritti, ancora influenzati da Hegel. Continua a leggere

L’ontologia dialettica di Hegel e le determinazioni riflessive


I testi>Ontologia dell’essere sociale

Abbiamo dovuto studiare alquanto diffusamente le deformazioni provocate nell’ontologia hegeliana dal predominio metodologico dei principi logici. Ora si tratta di utilizzare la chiarezza acquisita tramite questa critica per cavar fuori dal «concime delle contraddizioni» le impostazioni ontologiche corrette dei problemi e restituirle il più possibile alla loro purezza. Solo in questo modo possono realmente venire in luce la originalità innovatrice di Hegel e la sua grande attualità per le questioni che l’ontologia, e soprattutto una ontologia dell’essere sociale, oggi deve risolvere. Il fatto che spesso dovremo tornare a insistere sugli effetti deformanti della priorità metodica della logica nel suo sistema, non toglie nulla alla prevalente positività delle analisi, divenute tanto necessarie. Il destino di Hegel nella storia del pensiero umano, per cui da principio sembrò che egli avesse posto termine allo sviluppo filosofico, che lo avesse condotto sull’ultimo binario, mentre in realtà era uno scopritore di terre inesplorate e le sue sollecitazioni hanno avuto portata secolare, contrasta certo con le idee che egli ebbe di se stesso e con quelle dei suoi primi seguaci a lui contemporanei, ma non è un caso unico nella storia della filosofia. Per quanto tempo Aristotele in epoche diverse è stato visto come definitivo, quante volte lo si è contestato con passione giudicandolo un freno allo sviluppo ulteriore! Eppure nella nostra epoca egli si erge come innovatore eccezionale, come colui che per primo in campi innumerevoli ha aperto – anche se non di rado in forme sbagliate, apportatrici di confusione – la via a conoscenze nuove. Continua a leggere

La dialettica di Hegel «in mezzo al concime delle contraddizioni»


I testi>Ontologia dell’essere sociale

Nella filosofia classica tedesca ha luogo un movimento che dalla negazione teoretica dell’ontologia in Kant porta al suo universale dispiegarsi in Hegel. In verità tale negazione fin dall’inizio non si presenta come assoluta, visto che già la prassi morale in Kant deborda nell’ontologico. Nella filosofia di Fichte poi questo principio diviene il fondamento unico della vera realtà, la cui essenza appare costituita dalla ragione attiva, identica a essa. Con il che la filosofia classica tedesca riprende il problema ontologico dell’illuminismo, naturalmente tenendo conto che di mezzo vi è l’abisso della sua realizzazione da parte della rivoluzione francese; si può parlare di una prosecuzione dell’illuminismo solo in quanto l’onnipotenza ontologica della ragione costituisce ancora il centro della problematica filosofica. La filosofia di Hegel non è comprensibile senza questa doppia delimitazione: dominio, priorità ontologica della ragione, in un mondo che è stato formato dalla rivoluzione francese, o più concretamente che è stato formato dal modo altrimenti sfumato in cui Napoleone l’ha realizzata. Questo tipo di realizzazione mette a confronto l’intera Europa con il problema della società borghese in ascesa: con la sua contraddittorietà immanente, con una realtà nuova al cui cospetto il regno illuministico della ragione, come centro del pensiero filosofico, non può non risultare del tutto inadeguato. Continua a leggere

Per la critica dell’ontologia hartmanniana


I testi>Ontologia dell’essere sociale

Una critica che voglia mettere in luce i limiti e la problematicità dell’ontologia hartmanniana, sviluppando la filosofia, deve cercare un punto di partenza che le sia immanente, così da cogliere quei momenti in cui si esprime l’incoerenza di Hartmann, ossia quella strozzatura interna che blocca a mezza strada o spinge in una direzione per principio sbagliata quanto egli – molto in generale, anzi spesso solamente in astratto – intenderebbe portare avanti correttamente. Una tale critica, quindi, non rinnegherà nulla di quanto finora abbiamo indicato come fecondo e innovativo nell’ontologia di Hartmann. D’altra parte un procedimento di questo genere è inevitabile proprio perché nella personalità intellettuale di questo filosofo i limiti sono fortemente intrecciati agli aspetti positivi: sono gli stessi caratteri della sua fisionomia intellettuale che lo inducono a porre quesiti fuori dalle false alternative oggi dominanti e a cercarne la soluzione fuori dal loro cerchio magico, e che al medesimo tempo, per forza interna, non gli permettono di andare davvero fino in fondo nella formulazione delle domande e delle risposte. Continua a leggere

Principi strutturali dell’ontologia hartmanniana


I testi>Ontologia dell’essere sociale

La sobrietà e lucidità di Hartmann appaiono già al momento di affrontare la questione della conoscenza ontologica. Mentre le impostazioni ontologiche tradizionali per secoli hanno avuto in sostanza carattere teologico (oppure hanno espresso una teologia secolarizzata, come abbiamo potuto vedere in Heidegger), il punto di partenza e l’obiettivo di Hartmann sono del tutto immanenti. Se vuol avere una funzione filosoficamente fondativa nell’odierno ambito della conoscenza, l’ontologia deve salire dalla vita, dalla vita quotidiana degli uomini, senza perdere mai questo collegamento con i modi elementari d’esistenza, deve essere capace di farsi ascoltare come una voce sobria e critica anche, anzi proprio, quando si tratta delle questioni più complesse, più sottili, della conoscenza. L’ontologia non è, dunque, per Hartmann il risultato finale metafisico della filosofia, come era ancora nei secoli XVII e XVIII, ma viceversa la sua base dal lato della realtà e, per conseguenza, il controllo permanente di ogni conoscenza o attività umana, appunto il metro per misurare quanto i loro risultati si adattino alla realtà stessa, quanto i loro metodi siano in grado di incidere sulla realtà. Cosicché, la svolta ontologica della filosofia, nella misura in cui essa, come in Hartmann, è autentica e non si tratta invece, come nella fenomenologia, di qualcosa che vuol integrare in termini soggettivistico-irrazionalistici l’impostazione gnoseologica dei secoli XIX e XX, costituisce un attacco frontale contro l’antiontologismo del primato della teoria della conoscenza, che in Kant ha trovato la sua forma più prestigiosa, classica. Per cui il contrasto non si riduce a chi assegnare il posto centrale filosofico, se all’ontologia o alla gnoseologia, ma concerne anche il punto di partenza: se partire dall’«alto» o dal «basso». Continua a leggere