Il problema dell’ideologia

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di György Lukács

Ontologia dell’essere sociale, Volume II, tomo 2, III Il momento ideale e l’ideologia, cap.3

Editori Riuniti, Roma 1981.


Gramsci parla di un doppio significato del termine ideologia1. Nel suo interessante discorso non possiamo però non rilevare una carenza, e cioè che egli contrappone la sovrastruttura necessaria soltanto alle idee arbitrarie di singole persone. Ciò nondimeno ha il merito di aver messo in evidenza il doppio significato che sta sempre nello sfondo di questo importantissimo termine. Ma purtroppo cade subito vittima di una astrazione convenzionale. Da un lato è certamente vero che i marxisti intendono con ideologia la sovrastruttura ideale che necessariamente sorge da una base economica, ma dall’altro è fuorviante interpretare il concetto peggiorativo di ideologia, che rappresenta una realtà sociale indubbiamente esistente, come un’arbitraria elucubrazione di singole persone. Innanzi tutto: fin quando un pensiero resta semplicemente il prodotto o l’espressione ideale di un singolo, per quanto valore o disvalore possa contenere, non può venir considerato una ideologia. Neppure una più ampia diffusione sociale è in grado di trasformare un complesso di pensieri direttamente in ideologia. Affinché ciò avvenga è necessaria una funzione sociale ben determinata, che Marx descrive distinguendo con precisione gli sconvolgimenti materiali delle condizioni economiche della produzione dalle «forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo»2. Il fatto che Marx in questo luogo parli di grandi sconvolgimenti economici non ci deve trattenere dall’applicare la sua caratterizzazione alla totalità della vita sociale, dello sviluppo della società. Infatti in Marx non c’è mai una muraglia cinese che separi in maniera assoluta le grandi crisi sociali dal funzionamento normale del processo di riproduzione economica. L’economia marxiana dimostra, al contrario, che per esempio in una delle due forme fondamentali normali dello scambio di merci, in quella M-D-M, è già contenuto il germe, la possibilità della crisi. Quali siano i fattori aggiuntivi che devono entrare in azione affinché questa possibilità divenga una realtà, per noi non ha interesse in questo contesto. Quel che importa è che la struttura e dinamica economica di una formazione poggia su relazioni categoriali in ultima analisi – ma solo in ultima analisi – sempre strutturate in maniera identica, e che un mutamento radicale di struttura e dinamica si verifica soltanto quando nell’essere sociale si ha il passaggio da una formazione a un’altra oppure un periodo nettamente nuovo della formazione data. Ma non si tratta mai di «catastrofi» che subentrino «d’improvviso», bensì di conseguenze necessarie dello sviluppo stesso. Noi crediamo perciò di essere autorizzati ad applicare l’essenza della caratterizzazione marxiana anche alla quotidianità della rispettiva formazione e a vedere nelle forme ideologiche gli strumenti per il cui tramite entrano nella coscienza e vengono affrontati anche i problemi che riempiono tale quotidianità. Continua a leggere

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La questione del parlamentarismo


di György Lukács

[Zur Frage des Parlamentarismus, 1920]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


1. Oggigiorno si afferma comunemente che la questione del parlamentarismo non è una questione di principio, ma semplicemente una questione tattica. Nella sua indubbia esattezza quest’affermazione presenta però non poche oscurità. A prescindere dal fatto che essa è quasi sempre pronunciata da coloro che – praticamente – sono a favore del parlamentarismo, onde quell’affermazione significa quasi sempre una presa di posizione a favore del parlamentarismo, la mera constatazione che si tratta di una questione non di principio, ma solamente tattica, è poverissima di contenuto. Lo è soprattutto perché, mancando una effettiva teoria della conoscenza del socialismo, il rapporto in cui si trova una questione tattica rispetto ai princìpi è completamente oscuro. Continua a leggere

La dittatura democratica (Tesi di Blum)

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di György Lukács

[Részletek a „Tézistervezet a magyar politikai és gazdasági helyzetről és a KMP feladatairól” (Blum-tézisek), 1928]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


Il programma approvato dal VI Congresso mondiale include molto giustamente l’Ungheria tra quegli Stati nei quali il problema di una dittatura democratica svolge un ruolo decisivo in vista del passaggio alla rivoluzione del proletariato. Il partito deve quindi chiarire questo problema con tutti i possibili mezzi in primo luogo ai membri del partito e poi alle più larghe masse operaie. Nella chiarificazione di questo problema occorre badare ai seguenti aspetti: Continua a leggere

N. Bucharin: Teoria del materialismo storico

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di György Lukács

[N. Buchаrin: Theorie des historischen Materialismus. Gemeinverständliches Lehrbuch der marxistischen Soziologie, 1925]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


La nuova opera di Bucharin1 è un compendio sistematico quanto mai atteso del materialismo storico dal punto di vista marxista. Poiché in campo marxista dall’Antidühring di Engels in poi, e fatta eccezione per il volumetto di Plechanov, non era stato tentato niente di simile, e il compendio della teoria era stato lasciato agli avversari del marxismo, in ispecie a coloro che lo intendevano molto superficialmente, il tentativo di Bucharin sarebbe da salutare con simpatia anche nel caso che nei confronti del suo metodo e dei suoi risultati ci fossero da fare riserve molto più ampie di quanto non è possibile esporre in queste righe. Bisogna infatti riconoscere che a Bucharin è riuscito di porre tutte le questioni più importanti del marxismo in un nesso unitario e sistematico che – tutto sommato – è marxista; va aggiunto che l’esposizione è chiara in ogni punto e di facile comprensione, sicché il libro sembra idoneo ad assolvere il suo compito: di essere cioè un manuale. Continua a leggere

Il trionfo di Bernstein

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di György Lukács

[Die Triumph Bernsteins. Bemerkungen über die Festschriften zum 70. Geburtstag Karl Kautskys, 1924]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


Note sugli scritti celebrativi editi in occasione del settantesimo compleanno di Karl Kautsky1.

Anzitutto, come ti ho già scritto, qualcosa del genere lo si fa, ma non lo si dice.

Ignaz Aer, Lettera a Bernstein.

Colui che lo fece e però non lo disse, che non annunciò la revisione del marxismo, la trasformazione della dialettica rivoluzionaria in un pacifico evoluzionismo, ma che la portò a compimento, costui è stato Karl Kautsky. E se in occasione del suo settantesimo compleanno il riformismo di tutto il mondo si è radunato a festeggiarlo, la cosa è molto significativa e coerente. Il «Vorwärts» nel suo resoconto sui festeggiamenti londinesi ha dato il giusto rilievo alla parte veramente saliente. Continua a leggere

Ancora una politica delle illusioni

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di György Lukács

[Noch einmal Illusionpolitik, 1922]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


La politica delle illusioni svolta dalla precedente opposizione all’attuale Comitato centrale del KPU non può essere semplicemente caratterizzata dal fatto che essa non tiene conto delle circostanze e possibilità reali. Può accadere anche agli uomini politici più onesti e meglio intenzionati (e perfino ai più dotati) di giudicare talvolta una situazione in maniera errata. Ma qui si tratta di ben altro, cioè del fatto che questa gente ha un atteggiamento partendo dal quale un giudizio esatto sulla situazione è precluso fin dall’inizio. Il loro modo di pensare, la loro analisi della situazione non ha infatti come punto di partenza la situazione del proletariato ungherese. I loro obiettivi programmati non sono obiettivi che promanano da essa e che tendono alla liberazione del proletariato ungherese. Continua a leggere

Problemi organizzativi dell’iniziativa rivoluzionaria

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di György Lukács

[Organisatorische Fragen der revolutionären Initiative, 1921]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


È stato già ripetutamente messo in rilievo, e corrisponde senza dubbio a verità, che la crisi del VKPD, a cominciare dal conflitto-Serrati fino all’acuta crisi-Levi dopo l’«azione di marzo», non è altro che la ripercussione reale delle condizioni per l’ammissione poste dal II Congresso. Doveva infatti venire alla luce che le condizioni di cui sopra – qualora siano intese seriamente – non possono assolutamente considerarsi soddisfatte con il semplice atto della loro accettazione e neanche con la decisione di realizzarle organizzativamente, ma che con esse, al contrario, si è appena messo in moto il processo al termine del quale si trovano gli effettivi partiti comunisti. Tutti gli opportunisti della III Internazionale, da Serrati a Levi, vi si sono quindi opposti con un istinto sicuro, e si sono concordemente uniti – anche se da principio cautamente e a bassa voce – al grido di furore del Centro contro di esse. Continua a leggere

Spontaneità delle masse, attività del partito

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di György Lukács

[Spontaneität der Massen, Aktivität der Partei, 1921]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


La discussione relativa alla giustezza o alla correttezza della nuova tattica, della tattica offensiva del VKPD1 può benissimo essere distinta dalla discussione relativa alla giusta o errata direzione dell’«azione di marzo». La possibilità di fare una simile distinzione venne espressa in termini chiari dalla proposta di modifica avanzata dal compagno Paul Franken nella seduta del Comitato centrale del 7 e 8 aprile, allorché egli propose – in merito al paragrafo XII delle Norme della Direzione centrale – di cancellare le parole «e tattico» dal seguente periodo: «Il Comitato centrale approva pertanto l’atteggiamento politico e tattico della Direzione centrale». Sebbene questa proposta di modifica sia stata respinta a grande maggioranza dal Comitato centrale, il capitolo delle Norme nonché il saggio Offensive del compagno Paul Frölich in «Die Internationale», mostrano che l’«azione di marzo» non fu in alcun modo un esempio classico della nuova tattica, bensì una battaglia difensiva imposta nel bel mezzo del lavoro preparatorio per il riassetto morale e organizzativo del partito in vista della nuova tattica. Ammettere questo non significa affatto che gli insegnamenti dell’«azione di marzo» non debbano essere apprezzati in tutta la loro ampiezza per l’elaborazione interna della nuova tattica. Significa unicamente che il problema della tattica offensiva può esser discusso – almeno parzialmente – indipendentemente dai risultati concreti e dalla critica concreta dell’«azione di marzo». Continua a leggere

Sul problema del lavoro intellettuale

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di György Lukács

[Zur Frage der Bildungsarbeit, 1921]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


La questione di metodo e di principio dominerà presumibilmente le future discussioni sul problema culturale. Nelle tesi dei compagni ungheresi è stata proclamata la questione della preminenza della scienza sociale e storica sulle scienze naturali; esse hanno trovato il consenso del compagno Röbig (nel n. 6, II annata, della «Jugend-Internationale»), ma è probabile che incontreranno anche una grande resistenza. Quindi forse non sarà del tutto superfluo addentrarci con alcune brevi note sulla parte del problema che si riferisce al metodo1. Continua a leggere

La crisi del sindacalismo in Italia

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di György Lukács

[Die Krise des Syndikalismus in Italien, 1920]

Scritti politici giovanili 1919-1928, Laterza, Bari 1972.


L’ultima grande battaglia dei lavoratori italiani si è conclusa. Le rivendicazioni concrete sono state in gran parte accolte. Le fabbriche occupate sono state nuovamente sgomberate e riconsegnate ai loro antichi e «legittimi» proprietari. E tuttavia perdura un’atmosfera singolarmente poco chiara, che può essere caratterizzata nel modo più evidente dal fatto che tutti i partiti si considerano vincitori. E così il «Corriere della Sera» parla di un «trionfo degli elementi moderati» del movimento operaio italiano. «È stato un trionfo del coraggio; si è visto che non appena gli elementi ragionevoli hanno osato prendere una posizione ferma, hanno vinto» (21 ottobre). Continua a leggere